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Strangolato in carcere, il compagno di cella del 49enne fa scena muta davanti al gip

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Alessandro Salvaggio

Alessandro Salvaggio

Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – (b.b.) – Scena muta davanti al gip. Il 21enne Iliyanov Krasimir Tsvetkov, accusato di aver ucciso a mani nude il compagno di cella Alessandro Salvaggio, non ha risposto alle domande del giudice ieri mattina durante l’interrogatorio di garanzia in carcere. 

Il giovane di origine bulgara, difeso dall’avvocato Giacomo Marganella del foro di Pescara, stando a quanto finora ricostruito, martedì sera poco dopo le 22 al culmine di una lite, ha preso per il collo l’uomo, 49enne siciliano, con cui condivideva la cella a Mammagialla, fino a soffocarlo. Per Salvaggio nonostante il tempestivo intervento della polizia penitenziaria e del personale sanitario non c’è stato nulla da fare. 

Ieri pomeriggio, all’ospedale di Belcolle, dove la salma era stata trasferita subito dopo il dramma, l’autopsia. La famiglia del 49enne, rappresentata dall’avvocato Giacomo Pillitteri, ha nominato come perito di parte il dottor Cataldo Raffino, medico di Catania. Sarà lui, assente fisicamente ieri, ad occuparsi di esaminare l’esito della consulenza degli esperti nominati dai magistrati per poi presentare, in caso, osservazioni o controdeduzioni. 

Intanto nelle scorse ore i famigliari di Salvaggio hanno raggiunto Viterbo. Il 49enne lascia una moglie e due figli di 23 e 24 anni. E proprio la moglie e il figlio maggiore, accompagnati dal fratello della vittima sono arrivati in città da Barrafranca, vicino Enna, dove risiedono. Per poter riportare la salma a casa e trasferirla in Sicilia si dovrà attendere il nullaosta della procura. Poi si potranno organizzare i funerali e l’ultimo saluto.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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