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“Ti brucio la faccia con l’acido”, si è chiuso in un b&b della Tuscia il calvario di una giovane mamma

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Viterbo – (sil.co.) – “Ti brucio la faccia con l’acido”, si è chiuso in un b&b della Tuscia il calvario di una giovane mamma meridionale. Giudizio immediato per un pregiudicato 28enne che lo scorso mese di maggio si trovava a Viterbo con la compagna per un processo. È imputato di maltrattamenti in famiglia.

 


Violenza - Immagine di repertorio

Violenza – Immagine di repertorio


Lo scorso 15 maggio si è decisa a denunciare per maltrattamenti in famiglia il suo aguzzino, un 28enne, dopo un calvario durato sette anni, vissuto in una provincia del meridione e culminato in una escalation di violenza che ha avuto per cornice un bad and breakfast di Vetralla, dove la coppia alloggiava da un paio di settimane con la figlioletta perché l’uomo era dovuto salire nella Tuscia per un processo. 

“Ti faccio violentare, ti brucio la faccia con l’acido”, sarebbero state le minacce ricorrenti cui sarebbe stata sottoposta per anni la presunta vittima, sua coetanea, ritenuta attendibile dagli inquirenti per la puntualità dei fatti riferiti nonostante si sia decisa tardi a denunciare, ammettendo i vari tentativi di riallacciare la relazione.

Il giorno della denuncia, sporta a Viterbo a metà maggio, l’avrebbe minacciata col gesto del “ti taglio la gola” davanti alla piccola. Pochi giorni prima, il 6 maggio, il 28enne si sarebbe allontanato e la compagna, dopo lunghe ricerche, lo avrebbe trovato sul litorale ferito e dolorante, in stato di evidente alterazione, pronto ad accusarla di essere lei la responsabile delle lesioni. 

Sottoposto dal tribunale di Viterbo alla misura dell’allontanamento dalla casa familiare nella regione di residenza e al divieto di avvicinamento a meno di 100 metri dai luoghi frequentati dalla parte offesa, per l’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, il processo si è aperto martedì, con l’ammissione delle prove, in seguito all’accoglimento della richiesta di giudizio immediato della procura.

Si sarebbero messi insieme da giovanissimi, appena ventenni, nel 2016. Lui pregiudicato per furti, droga e armi, nonché assuntore di sostanze stupefacenti. “Era geloso, ha iniziato a picchiarmi dopo appena un paio di mesi, d’estate ero costretta a indossare abiti con le maniche lunghe per coprire i lividi sulle braccia”, avrebbe raccontato la donna che, per un periodo, avrebbe tentato di tagliare i ponti andando a lavorare all’estero.

Rientrata in Italia dall’estero, si sono rimessi insieme ed è rimasta incinta: “Erano botte anche in gravidanza, mi prendeva a pugni e calci, minacciava di bruciarmi la faccia con l’acido”. Le minacce di tirarle l’acido sarebbero state una costante: “Nata la bambina, ha cominciato a minacciarmi di portarmi via la figlia e di ingaggiare terze persone per farmi violentare”.

Tra le prove prodotte dall’accusa anche una chiavetta usb contenente gli screenshot dei messaggi e i file audio dei vocali che l’imputato avrebbe inviato tramite Whatsapp alla parte offesa. La difesa, nel frattempo, ha anticipato la volontà di sentire la madre del 28enne sulle dinamiche della relazione della coppia. Il processo entrerà nel vivo il prossimo mese di febbraio.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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