Tribunale di Viterbo – La panchina rossa inaugurata il 25 novembre 2022
Viterbo – La notte di martedì grasso, avrebbe preso consapevolezza che lui poteva ucciderla dopo oltre un anno di continue violenze: “Avrebbe potuto uccidermi, sarei potuta finire anche io come le altre, l’ho letto quella sera nei suoi occhi. In passato lo perdonavo sempre, quando una donna è innamorata perdona, ridimensionavo dentro di me gli episodi. Ma quella notte no, aveva l’occhio bianco, fermo, ho visto la mia morte”.
Ieri l’agghiacciante testimonianza in tribunale di una presunta vittima, sicura di avere sfiorato il femminicidio.
Sarebbe stato quando, dopo essere stata aggredita davanti alle amiche al veglione di carnevale, ha lasciato salire in macchina l’ex fidanzato pensando che sarebbe finita “come le altre volte, con due schiaffi, due morsi e una tirata di capelli”. Invece è finita in ospedale con i denti che le tremavano dentro la bocca, due costole rotte e la paura di morire. “Io non avrei detto niente, è stata mia madre che la mattina si è accorta che mi aveva riempito di botte, quando è venuta a chiedermi dove fosse la macchina per andare al lavoro”.
L’auto era rimasta nel parcheggio vicino al locale, dove un altro avventore l’aveva salvata, nel cuore della notte, dalla furia del suo ex dandole un passaggio a casa. “Quando siamo andati a recuperarla, l’abbiamo trovata sfasciata. Aveva distrutto anche la chiave e il telefonino che mi aveva strappato dalle mani”.
Era la notte tra il 21 e il 22 febbraio di quest’anno. Vittima una trentenne, il cui “amore tossico” nei confronti dell’imputato, a giudizio immediato per lesioni e altro davanti al giudice Jacopo Rocchi del tribunale di Viterbo, è finito nel peggiore dei modi.
Aggressione – Foto di repertorio
Ieri la presunta parte offesa ha raccontato oltre un anno di “continue violenze”, “per futili motivi, perché lui era geloso, non di una gelosia normale”, prima dell’epilogo di carnevale, quando la coppia, pur continuando a vedersi, aveva già deciso che era arrivato il momento di mettere la parola fine.
“Quando si è infilato in macchina sapevo già che sarebbe andata come le altre volte – ha detto, raccontando l’ultima aggressione – l’auto si è riempita di sangue, sanguinavo sul volante, mentre lui mi tirava per i capelli, mi picchiava, mi mordeva un orecchio e mi infilava la mano in bocca cercando di strapparmi i denti come faceva sempre”.
“Il mio errore – ha proseguito la giovane – è stato scendere dall’auto, perché gli ho dato modo di darmele di santa ragione. Mi ha sferrato un pugno da dietro in mezzo alle scapole con cui mi ha rotto due costole, poi mi ha scaraventata a terra e presa per il collo affondandoci le unghie, mentre diceva “ora cosa fai, non chiedi aiuto?'”.
“Sono sicura, abbiamo sfiorato il femminicidio. Non so grazie a quale santo, è passato il ragazzo che mi ha fatta salire sulla sua auto e portata in salvo. Avrebbe potuto uccidermi, l’ho letto quella sera nei suoi occhi. In passato lo perdonavo sempre, quando una donna è innamorata perdona, ridimensionavo dentro di me gli episodi. Ma quella notte no, aveva l’occhio bianco, fermo, ho visto la mia morte”, ha detto ancora, cercando di spiegare la “scintilla” che il 23 febbraio 2023 l’ha convinta sporgere querela.
Interrogata dal pubblico ministero, dal giudice e dalla difesa, la giovane ha cercato di ricostruire una tale quantità di aggressioni da perdere lei stessa il filo.
Tra i più gravi, un episodio avvenuto fuori una discoteca di Roma nell’estate 2022. “Avevamo litigato e io non avevo neanche la borsa, lui ha alzato le mani su un suo amico che aveva privato a difendermi, per cui sono scappata per non tornare a Viterbo in macchina con lui”.
“Sono salita su un bus in sosta alla fermata – ha proseguito la trentenne – al che lui si è messo davanti per non farlo partire. Allora sono scesa per calmarlo e mi ha preso a schiaffi, mentre l’autista mi diceva di salire, anche se non avevo il biglietto. Mi ha portato alla stazione Termini e mi ha perfino dato i soldi per prendere il treno”.
Il peggio, in base a quanto emerso durante la prima udienza del processo al suo ex, doveva ancora venire.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

