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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Al di là delle questioni contigenti riguardanti i singoli consiglieri comunali, importanti ma frutto più che altro di questioni personali, la nostra città appare evidentemente ripiegata su stessa.
Inutile oggi dire che molti di noi lo avevano profetizzata, necessario invece, come da tempo abbiamo cercato di dire, che mettendo da parte simpatie e antipatie si chiuda una perenne campagna elettorale, (oggi acuita dalle inutili ed imminenti elezioni provinciali dove non votano i cittadini), che tanto male sta facendo alla città.
Si volti finalmente pagina dando vita ad un nuovo corso con tutti quelli che hanno veramente a cuore Viterbo e che, soprattutto, abbiamo capacità e competenze da mettere in campo ponendo fine alla stagione della propaganda.
Il tempo infatti non è infinito e la parabola dell’attuale amministrazione sembra ricalcare un film già visto da sinistra a destra negli anni passati, con promesse buone per attirare il consenso ma che si sciolgono come neve al sole a contatto con la realtà amministrativa e con i reali problemi di governo della città.
Le questioni irrisolte sono sempre le stesse rifiuti, strade, commercio turismo eccetera, ma soprattutto ciò che manca sono competenze e professionalità in amministratori troppe volte improvvisati ed altre volte impegnati a fare della politica una professione.
Ciò detto tuttavia c’è un paradosso che più di ogni altro rende tale situazione ancora più drammatica e cioè che l’unica alternativa possibile sembra essere ‘tornare indietro’ con una prospettiva politicamente ‘horror’ da ‘a volte ritornano’ del riaffacciarsi di personaggi che per anni hanno rappresentato il problema per Viterbo riducendola nelle attuali condizioni e che pertanto non potranno mai rappresentare la soluzione agli annosi problemi che hanno contribuito a creare.
Inutile fare i nomi tanto li conosciamo tutti.
Che fare dunque di fronte a tali e tanti fallimenti della politica locale di cui tutti siamo responsabili ed avendo, in apparenza esaurito le alternative?
Cambiare paradigma diciamo noi abbandonando le logiche dell’amico nemico e concentrandosi su ciò che è bene e ciò che non lo è per la città, su chi abbia le capacità e le competenze per cambiarla e su chi invece non ne abbia le qualità, al di là delle simpatie o antipatie personali.
Un cambio di paradigma oggi è reclamato o auspicato da molti in città, non solo come strategia per affrontare l’emergenza, ma come criterio guida per uscire dalla crisi con un rinnovamento radicale che consenta non solo di “uscirne migliori” ma anche con una rigenerazione delle tante forze positive che da sempre ci sono in città.
Un cambio di passo la cui prima mossa spetta all’amministrazione a cui i cittadini hanno affidato il governo della città ma che impegna tutti nessuno escluso attraverso un profondo cambiamento dei rapporti tra le forze politiche e civili della città, con nuove prospettive e finalità, da cui possano discendere scelte conseguenti per il bene della stessa lontane da logiche elettorali.
È necessario in sintesi, prima che sia troppo tardi, che la politica provi ad aprire nuovi scenari e i nuovi orizzonti uscendo da una logica amico nemico per passare ad una logica di progetto
Dobbiamo tutti porre fine all’idea che ci sia un nemico comune da combattere e che l’unità interna, l’adesione, finanche l’obbedienza al “capo” siano finalizzate proprio a non soccombere a questo nemico.
Tutte le forze politiche devono invece, in questa situazione di crisi della nostra città, cercare quella coesione che può portare a raggiungere gli obiettivi collettivi e che sia in grado, in qualche modo, di lavorare ad una visione e ad un progetto di città che oggi sembra non esserci.
Il dibattito pubblico, a Viterbo, negli ultimi anni ha privilegiato le narrazioni più facili da comunicare (e da sentirsi raccontare) basate sull’assunto che noi siamo i buoni e là fuori c’è un cattivo da combattere.
Oggi è venuto il momento di abbandonare, almeno per un po’ questa ottica a meno che il consenso non sia visto come un mezzo per realizzare una visione, ma come un fine di per sé, in una campagna elettorale infinita.
Giacomo Barelli
Coordinatore nazionale Buona destra
Membro assemblea nazionale di Azione
