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Viterbo – Ritirato, ma solo a metà. Alessandro Lupino ha chiuso dopo 17 anni la sua attività a tempo pieno nel campionato del mondo, ma si prepara a un 2024 in cui, se possibile, sarà ancora più protagonista sulla scena del motocross.
Lupino, infatti, è stato ingaggiato dalla Ducati insieme ad Antonio Cairoli, per sviluppare la nuovissima moto da cross della Casa di Borgo Panigale, che torna nel fuoristrada dopo una breve e infelice parentesi risalente alla fine degli anni Settanta.
Il progetto di Ducati è ambizioso e sfrutta l’enorme potenziale tecnologico costruito grazie ai successi in Motogp, con Lupino e Cairoli che ora si ritrovano al centro dell’attenzione mondiale. La moto sarà presentata il 22 gennaio a Madonna di Campiglio, insieme a tutte le altre squadre ufficiali Ducati.
Alessandro, hai appena concluso la tua carriera nel campionato del mondo e ti ritrovi più motivato di prima con questa nuova avventura.
“Forse è vero, ho una voglia di correre incredibile. Negli ultimi due anni non sono riuscito a esprimermi al massimo, a causa di vari problemi di salute, ma adesso sto bene e mi sto divertendo tantissimo, per cui non vedo l’ora di rifare qualche gara”.
Sei soddisfatto del tuo 2023?
“Abbastanza, se devo darmi un voto mi do un 7. Ho dimostrato di essere ancora competitivo, ma avrei voluto vincere il campionato italiano e fare meglio al mondiale. Se non mi fossi fatto male alle vertebre in Indonesia, proprio quando ero arrivato al massimo della forma, mi sarei potuto togliere qualche bella soddisfazione”.
Potessi cambiare qualcosa nella tua carriera, lo faresti?
“Se potessi tornare indietro al 2006, quando vinsi nello stesso anno mondiale, europeo e italiano Junior, non farei la scelta di andare subito a correre il mondiale dei grandi. In un attimo passai da bambino che andava alle gare coi genitori a professionista che lavorava in una squadra costruita per vincere il mondiale. Un salto troppo grande. Però, dall’altro lato, quella scelta così affrettata ha forgiato il mio carattere a resistere alle pressioni e ai sacrifici del motocross professionistico. Forse è per quello che sono riuscito a correre per 17 anni nel campionato del mondo. Pochi piloti hanno questa longevità agonistica”.
Parliamo di 2024. Hai detto che non avresti appeso il casco al chiodo e infatti sei in piena preparazione per la nuova stagione. In quali gare correrai?
“Sicuramente farò tutto il campionato italiano, per il resto penso che si deciderà verso febbraio, in base al livello che avrà raggiunto la moto. Un pilota vorrebbe correre sempre, ma il programma di Ducati dice che il 2024 sarà un anno di test e quindi dobbiamo dare priorità a quelli”.
Dunque nessun obiettivo in termini di risultati?
“L’anno scorso sono riuscito a riportare alla vittoria la Beta dopo cinquant’anni, adesso sogno di diventare il primo a vincere con una Ducati nel motocross. Sarebbe fantastico. Ho visto che nel 2024 al campionato italiano ci saranno tanti piloti forti, saranno belle gare”.
Forse l’avversario più pericoloso ce l’hai in casa: Tony Cairoli.
“Non so esattamente quali siano i suoi programmi, ma sono convinto che abbia ancora più voglia di correre di me. L’altro giorno abbiamo fatto delle manche insieme in allenamento: all’inizio gli stavo davanti quasi facilmente, poi a un certo punto lui si è trasformato e si è messo a spingere come un indemoniato. Conosco bene Tony, è un animale da gara, queste cose le fa quando gli si accende qualcosa dentro: nonostante gli anni che passano e tutto quello che ha vinto, ha ancora fame. Speriamo di poter fare qualche bella battaglia insieme”.
Recentemente sei stato alla festa Ducati a Bologna, insieme ai campioni della Motogp. Che accoglienza hai ricevuto?
“Mi sono reso conto che la Ducati è veramente una grande famiglia: ingegneri, piloti e meccanici che parlavano e scherzavano tra loro, come veri amici. Penso che quest’armonia sia il segreto del loro successo. Noi siamo stati accolti subito benissimo e questa cosa mi ha reso orgoglioso. Correre per la Ducati è una specie di premio che ricevo dopo 17 anni di carriera”.
Ma i piloti della Motogp cosa pensano del team di motocross?
“Sembravano entusiasti. Volevano vedere la moto, hanno fatto un sacco di domande, hanno chiesto di provarla appena possibile. Pecco Bagnaia era sempre circondato da un sacco di gente e io non volevo disturbarlo, invece è stato lui a venire da noi del gruppo motocross a chiederci informazioni sulla moto”.
Alessandro Castellani
