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“Agricoltori in protesta a Viterbo e Orte, li incontrerò perché è fondamentale creare un ponte con le istituzioni”

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Viterbo – “Agricoltori in protesta a Viterbo e Orte, li incontrerò perché è fondamentale creare un ponte con le istituzioni”. Il presidente di Confagricoltura Remo Parenti commenta così la protesta di lunedì prossimo. Il 22 gennaio si daranno appuntamento gli agricoltori per porre sotto la lente di ingrandimento i problemi che il settore sta vivendo. Una mobilitazione a livello nazionale e che toccherà anche la Tuscia. Nel territorio saranno principalmente due gli appuntamenti. Uno a Orte davanti al casello dell’A1, dalle 8,30 alle 18, e l’altro a Viterbo alla rotonda San Lazzaro sulla Cassia. 

“Credo sia fondamentale un dialogo tra manifestanti/organizzatori e rappresentanti di categoria, in modo che quest’ultimi possano essere un ponte con le istituzioni – spiega il presidente di Confagricoltura -. Credo anche che sia un mio dovere andare a parlare con manifestanti e organizzatori, per incanalare questa protesta a livello istituzionale in modo che si possano ottenere dei risultati. Mi sembra un tentativo doveroso da parte mia. Credo che ognuno si debba prendere delle responsabilità. Io sento, nel mio ruolo, di dovermi prendere questo tipo di responsabilità”. 


Remo Parenti

Remo Parenti


Cosa pensa di questa mobilitazione che si terrà anche nella Tuscia con gli agricoltori pronti a scendere in strada?
“Io mi auguro innanzitutto che questi sit-in si svolgano nella maniera più positiva e civile possibile, al di fuori di situazioni che potrebbero andare a discapito della collettività. Se, come auspico, sarà una protesta civile io sarò lì per incontrarli e parlarci. Andrò in entrambi i punti di ritrovo. Credo sia fondamentale un dialogo tra manifestanti/organizzatori e rappresentanti dei sindacati, in modo che quest’ultimi possano essere un ponte con le istituzioni. Credo che, nel mio ruolo, essendo anche Confagricoltura un sindacato molto radicato in provincia di Viterbo, io possa svolgere un’azione positiva da una parte e dall’altra. Ritengo che la mia funzione, in quanto rappresentante di un sindacato, possa essere a beneficio di tutti, agricoltori e istituzioni, per rappresentare a livello istituzionale questo disagio che il territorio vive. C’è la necessità di un punto di congiunzione tra chi protesta nella strada e chi rappresenta istituzionalmente e politicamente un territorio. Sono convinto che andare a parlare con queste persone sia solo positivo. Voglio sentire le loro ragioni ed esigenze. E, allo stesso tempo, vorrei far capire loro che i sindacati sono composti da dirigenti che sono anche agricoltori e che i problemi e i disagi sono comuni a tutto il nostro mondo che sta sentendo più che mai il bisogno e il dovere di portarli alla luce.” 

Quali sono i problemi che sta vivendo la Tuscia agricola?
“Purtroppo siamo reduci da annate veramente complesse. Se le cose dovessero restare in questa maniera, tra due anni qui non esisterà più l’agricoltura. Nella Tuscia si stanno abbandonando diversi terreni. Negli ultimi 10/12 anni, in provincia di Viterbo, non sono più coltivati 15mila ettari di seminativo, che corrispondono, per capirci, a circa 27 mila campi da calcio. Siamo arrivati a questo punto per vari motivi: un po’ per i cinghiali, per i prezzi, per il cambiamento climatico. Il quadro è veramente disastroso, compreso il comparto delle nocciole che fino a qualche anno fa sembrava la miniera d’oro. Mentre ora invece la situazione si è fatta complessa con la diffusione delle cimici e la situazione metereologica. Allo stesso modo anche le castagne hanno incontrato diverse difficoltà negli ultimi anni. Due settori, quello delle nocciole e delle castagne, che molti consideravano come due fiori all’occhiello per la Tuscia. 

Poi c’è sempre l’emergenza dei cinghiali e il cambiamento climatico. Un fattore, quest’ultimo, con cui dobbiamo inevitabilmente fare i conti e speriamo solo che nel 2024 le stagioni facciano il loro corso. Le difficoltà comunque non riguardano solo la Tuscia, ma si percepiscono a livello nazionale in varie province di Italia. Credo che forse anche questo tipo di proteste possano trasmettere a chi di dovere la situazione oggettiva dell’agricoltura perché la sensazione è che non sia ben compresa. Anche perché altrimenti non vedo il motivo per cui a livello europeo si sta facendo una politica che ci penalizza”. 

Come la politica dell’Unione Europea sta penalizzando il mondo agricolo?
“Purtroppo credo che la politica del Green Deal europeo non sia riuscita a cogliere in pieno le esigenze del comparto agricolo. Credo che si avverta un distacco troppo forte tra il mondo agricolo e i palazzi dove si scrivono norme e leggi. Mi viene in mente quello che diceva Lev Tolstoj, ossia che per parlare di agricoltura bisognerebbe avere le mani sporche di terra. Forse a Bruxelles negli ultimi anni hanno avuto una visione un po’ distorta delle cose. Questo Green Deal ha voluto far vedere gli agricoltori per quello che non erano.

Li hanno descritti non come i custodi del terreno, ma più come coloro che lo distruggevano. Una visione inconcepibile. Per quanto riguarda le politiche europee, posso aggiungere che la storia parte da lontano con la Pac. La Politica agricola comunitaria dava delle risorse aggiuntive per continuare a fare agricoltura. Solo che via via queste compensazioni sono state tagliate sempre di più. Stando così le cose, sarà difficile continuare a fare questo mestiere. Riprova ne è il fatto che molti giovani smettono di fare gli agricoltori”.  

Cosa si augura per il territorio, anche in vista delle proteste di lunedì?
“Io spero che questi sit-in possano essere uno stimolo anche per il governo in modo che si prenda atto di quella che è la situazione dell’agricoltura. Magari in questa maniera riusciamo a porre sotto la lente di ingrandimento determinate criticità, attenzionandole anche al ministro Lollobrigida. Il tutto in una prospettiva positiva che possa portare a dei cambiamenti che, per me, sono necessari. Ricordo che più o meno un anno fa venne a Viterbo Lollobrigida e gli parlammo della nostra provincia, delle nostre tipicità ed eccellenze. Gli chiedemmo quale poteva essere la strada giusta per valorizzare il nostro lavoro e i nostri prodotti. Diciamo che fino ad ora non ho visto effetti tangibili della sua azione. È pur vero che è passato solo un anno e che magari ci vuole tempo. Però forse bisogna rimanere vigili.

Tornando sulle proteste in previsione lunedì, credo che sia un mio dovere andare a parlare con manifestanti e organizzatori. Possiamo cercare di incanalare questa protesta a livello istituzionale in modo che si possano ottenere dei risultati. Mi sembra un tentativo doveroso da parte mia. Credo che ognuno si debba prendere delle responsabilità. Io sento, nel mio ruolo, di dovermi prendere questo tipo di responsabilità. Il tutto, però, mi auguro che avvenga nelle modalità più civili possibili.

Tra le altre cose, ho anche chiesto un incontro al deputato Mauro Rotelli e a breve ci vedremo. Potrebbe essere l’occasione per un confronto costruttivo con una persona che, essendo un rappresentante politico istituzionale della Tuscia e anche presidente della Commissione Ambiente alla camera dei deputati, potrà essere depositaria di quanto avverrà nei prossimi giorni. Per avere dei risultati e portare le esigenze all’attenzione della maggioranza di governo”.

Maurizia Marcoaldi


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