Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Faccio da quattro anni il bidello in una scuola elementare della provincia di Viterbo. Ho assistito (e i colleghi più anziani identificano la questione già da anni) a un fenomeno inquietante.
Una classe
Collaboratori scolastici che arrivano da altre regioni, firmano il contratto e poi cominciano immancabilmente a chiedere giorni di malattia. Così il loro punteggio in graduatoria aumenta e percepiscono regolare stipendio, senza lavorare mai.
Nel mio plesso, siamo già arrivati alla terza chiamata su un unico posto disponibile.
Mi domando:
– perché non vengano regolarmente accertate le loro malattie?
– perché i medici firmino certificati chiaramente dubbi, peraltro, perfettamente coincidenti con i giorni di durata del contratto?
– perché non vengano costruiti strumenti per segnalare e denunciare questi individui?
Ma soprattutto: come possiamo tollerare che un diritto nobile come il permesso di malattia venga umiliato da truffatori spudorati? I sindacati devono difendere i lavoratori per bene o i “lavoratori” purchessia?
Concludo notando che, senza selezione, controllo, senza la più vaga formazione, noi bidelli veniamo messi a contatto per otto ore al giorno coi vostri figli. È sano esporli a tali modelli non etici, non affidabili e vergognosi?
Walter Farnetti
