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“Esenzione Irpef per chi conduce un’azieda agricola, scomparsa”

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Fernando Monfeli

Fernando Monfeli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – È con molto stupore e, in alcuni casi, anche con sgomento che abbiamo appreso che l’esenzione dell’Irpef per chi conduce a vario titolo un’azienda agricola non c’è più, la nuova legge di bilancio per il 2024 reintrodurrà questa tassa con una rivalutazione del reddito dominicale.

Questa inaspettata scelta del governo suscita delle domande sulla qualità della politica di sovranità alimentare annunciata negli slogan elettorali e introdotta nella stessa definizione del Ministero dell’Agricoltura.

Come è possibile riconoscere due calamità naturali come la gelata del 2021 e la siccità del 2022, sancirle con l’erogazione di contributi alle aziende per far fronte alle grandi difficoltà che hanno incontrato, data la grave mancanza di produzione, e poi punirle con un ingiustificato aumento delle tasse?

Normalmente, secondo un principio di solidarietà e, permettetemi, anche di civiltà, chi viene colpito da calamità naturali non solo è aiutato con contributi economici ma è anche esentato dalle tasse per un per un periodo di tempo. Tale esenzione temporanea è necessaria per ristabilire un equilibrio sia economico che sociale.

I trattori che oggi protestano sulle strade stanno comunicando con forza questo disagio economico e sociale, malumore consolidato dalla delusione nei confronti di scelte politiche che appaiono schizofreniche. Come è possibile con una mano dare e con l’altra togliere?

Come sarà possibile, per l’ennesima volta, ascoltare il ritornello “ è l’Europa che lo vuole!” dopo che ci siamo subiti tutti gli slogan che hanno portato all’ istituzione del Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste?

La sovranità alimentare la facciamo noi Agricoltori con i nostri investimenti e con il nostro lavoro, non la fanno gli slogan. Non so come farete a chiederci il voto per le elezioni europee dopo questo ennesimo colpo di mannaia che colpirà le nostre Aziende, non dovuto a fattori climatici né dovuto a fattori economici globali ma causato da una precisa scelta del governo.

Cosa sarà delle nostre aziende non lo sapremo, è certo, però, che noi continueremo a lavorare e a credere nel nostro Lavoro nonostante il clima, i mercati, i rincari e i governi. Altra certezza che abbiamo è cosa accadrà ai nostri Territori una volta che le aziende agricole non ne saranno più le preziose custodi, le nostre produzioni agricole affinate da millenni di saperi e competenze lasceranno il posto a distese di pannelli solari, pale eoliche e discariche di rifiuti.

Il nostro olio, il vino, le nostre nocciole, i prodotti caseari, tutte le nostre tradizioni uniche e irripetibili, che portavano nel mondo la nostra immagine e il nostro nome, lasceranno il posto ad elementi squalificanti il Territorio e non ritorneranno più. Mi preme concludere con l’invito alle Istituzioni ad utilizzare oculatamente i 14 milioni di euro stanziati per la filiera corilicora, non disperdete a pioggia quella risorsa utilizzatela per valorizzare realmente questa eccellenza troppo spesso mortificata della nostra Tuscia. Se quel denaro venisse distribuito per ogni produttore di nocciole non si avrebbe nessun effetto utile e considerati i livelli di tecnologia e di investimento delle nostre Aziende quelle risorse non basterebbero nemmeno a fare il pieno di gasolio su tutti i nostri mezzi.

Fernando Monfeli
Presidente Asta


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