Viterbo – “Il cambiamento climatico ha determinato un considerevole calo dei raccolti e preoccupa molto l’eccessiva presenza dei cinghiali”. La presidente di Coldiretti Viterbo, Maria Beatrice Ranucci, traccia un bilancio del 2023. Un quadro critico per quasi tutte le produzioni agricole.
“L’anno è stato segnato da numerose problematiche, prevalentemente legate ai cambiamenti climatici, che hanno determinato un considerevole calo dei raccolti sia per quanto riguarda la campagna olearia, sia per la campagna vitivinicola. Critica la situazione anche per le castagne e le nocciole – spiega la presidente di Coldiretti, che aggiunge -. Le cause sono imputabili prevalentemente alle piogge dei mesi primaverili ed estivi e all’alternanza di bombe d’acqua a periodi di siccità causate dai cambiamenti climatici”.
A preoccupare anche l’eccessiva presenza di cinghiali sul territorio, la possibile realizzazione del deposito nazionale nucleare e l’installazione di impianti eolici e fotovoltaici a terra. In particolare su quest’ultimo punto la presidente di Coldiretti afferma: “È un tema sul quale ci battiamo da sempre, quello del consumo di suolo agricolo causato dalla presenza di pannelli fotovoltaici e pale eoliche. Ribadisco che non siamo contro l’uso di energie rinnovabili, ma chiediamo che ne venga fatto un uso responsabile e nel rispetto delle coltivazioni agricole”.
Maria Beatrice Ranucci
Che anno è stato questo 2023? Quali produzioni hanno riscontrato maggiori o minori difficoltà?
“Purtroppo il 2023 è stato segnato da numerose problematiche, prevalentemente legate ai cambiamenti climatici, che hanno determinato un considerevole calo dei raccolti sia per quanto riguarda la campagna olearia, con una diminuzione del 60% rispetto allo scorso anno, sia per la campagna vitivinicola distrutta dalla peronospora che ha azzerato i raccolti di uva e la produzione di vino fino al 90 e al 100%. Critica la situazione anche per le castagne con il 90% in meno e perdite che superano i dieci milioni di euro. Solo nella zona dei Monti Cimini quest’anno si registrano poco meno di 10 quintali contro i 90 quintali dello scorso anno. Stessa situazione per le nocciole che hanno fatto registrare un calo che va dal 50 al 70%”.
Quali sono i territori della provincia dove le produzioni sono andate meglio e quali quelli in cui ci sono state delle problematiche?
“Montefiascone rientra tra le aree più colpite sia per quanto riguarda la produzione di vino e olio, ma tutto il territorio della Tuscia ha visto i raccolti fortemente compromessi. Tarquinia, Montalto di Castro e Pescia Romana, invece, rientrano tra le aree più colpite dalle bombe d’acqua, che si sono verificate soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, causando ingenti danni alle produzioni, determinandone un inevitabile calo che riguarda anche la produzione di miele. Ed è anche a causa della mancata impollinazione a causa della pioggia il raccolto di olive è stato nettamente inferiore rispetto al passato”.
Principale causa di queste criticità è il clima, con le abbondanti piogge da fine aprile fino agli inizi di giugno? O ci sono altre cause?
“Le cause sono imputabili prevalentemente alle piogge dei mesi primaverili ed estivi e all’alternanza di bombe d’acqua a periodi di siccità causate dai cambiamenti climatici”.
Piogge che non sono un caso isolato ma rientrano tra gli effetti di un cambiamento climatico con cui ormai sempre più dovremo fare i conti?
“Assistiamo alle conseguenze dei cambiamenti climatici con una tendenza alla tropicalizzazione, che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi, che compromettono le coltivazioni nei campi. Le perdite della produzione agricola e i danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne, nel 2023 nel Lazio hanno superato i 250 milioni di euro del 2022”.
Il nostro territorio quest’anno è stato particolarmente interessato dalla diffusione della cimice asiatica. Quali sono le conseguenze che ci sono state sulle produzioni? Cosa è stato fatto e cosa si ha intenzione di fare al riguardo?
“Si registrano ingenti danni all’agricoltura viterbese causati dalla cimice asiatica, che colpisce soprattutto i frutteti. Sotto attacco sono stati prevalentemente i noccioli della Tuscia. Un insetto che arriva dalla Cina ed è particolarmente pericoloso per l’agricoltura, perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta. Le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili e compromettendo seriamente parte del raccolto. Una vera emergenza per il nostro sistema produttivo, perché capace di colpire centinaia di specie coltivate e spontanee e la sua diffusione interessa tutto il territorio nazionale. Purtroppo la sua presenza è frutto del cambiamento climatico e del surriscaldamento che ha favorito la presenza di specie aliene, come appunto la cimice asiatica.
L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli. Si tratta di una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla climatologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque. Servono investimenti anche grazie al Pnrr per la manutenzione, risparmio, recupero e regimazione delle acque, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni resistenti”.
In passato nel nostro territorio la produzione di castagne ha riscontrato delle difficoltà a causa del cinipide? Quest’anno è stata riscontrata questa problematica? Quali gli effetti?
“La tendenza al surriscaldamento ha scatenato l’invasione di diverse pericolose specie aliene, oltre alla cimice asiatica, anche il granchio blu, la cinipide del castagno, la Xylella, fino al moscerino dagli occhi rossi al calabrone asiatico fino alla vespa velutina che attacca gli alveari, con danni complessivi per oltre un miliardo nei campi come nei mari, distruggendo coltivazioni e allevamenti in tutta Italia. Nel viterbese la situazione è critica soprattutto a causa dei cambiamenti climatici. Assistiamo ad un recupero produttivo nella Tuscia è anche frutto all’efficacia del Torimus per il contenimento del cinipide, che ha contribuito alla riattivazione dei castagneti, ma le cause sono imputabili anche alla riapertura del bando Psr per l’agricoltura biologica e ai nuovi impianti realizzati con ibridi nell’areale dei Cimini.
Purtroppo l’alternanza di piogge e siccità hanno determinato un crollo della produzione di castagne, che in alcune zone, anche a causa dei cambiamenti climatici, raggiunge addirittura il 90% in meno rispetto allo scorso anno, con perdite che potrebbero superare i dieci milioni di euro. Solo nella zona dei Monti Cimini quest’anno si stimano poco meno di 10 quintali contro i 90 quintali dello scorso anno. Una situazione che mette a rischio non solo le aziende agricole, ma anche i posti di lavoro. Nel Lazio sono presenti oltre 1.400 aziende che coltivano castagne su una superficie di oltre 7 mila ettari. A Viterbo si concentra il numero maggiore di aziende che nella Tuscia sono circa 700”.
Le varie criticità riscontrate quali conseguenze hanno comportato sul mercato?
“Tra le conseguenze che i cambiamenti climatici hanno comportato c’è l’inflazione. Se il caro prezzi pesa sul carrello della spesa dei consumatori, l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben oltre 1/3 del totale nazionale (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea.
Sotto pressione è l’intera filiera agroalimentare a partire dall’agricoltura. In questi giorni abbiamo assistito ad una frenata dei prezzi dei beni alimentari, aumentati a novembre del 5,8% secondo i dati Istat sull’inflazione. Si tratta degli effetti della decelerazione dei prezzi degli alimentari lavorati (+5,8%) alla quale si contrappone, però, l’accelerazione degli alimentari non lavorati (+5,6%), su cui incide principalmente la spinta all’aumento dei prezzi dei vegetali del +7,6% e della frutta con +10,4% al consumo, mentre i produttori agricoli non coprono i costi di produzione”.
Continua inoltre l’emergenza cinghiali sul nostro territorio. Quali danni si registrano legati alla fauna selvatica? Cosa è stato fatto per contrastare l’eccessiva presenza di ungulati e cosa potrebbe essere ancora fatto?
“Quello della presenza dei cinghiali è un problema che continua a preoccuparci molto, anche in considerazione dell’aumento dei casi di peste dei cinghiali, registrati soprattutto al Nord Italia. Temiamo i rischi che corre il nostro territorio, se la situazione dovesse peggiorare anche nella Tuscia. Riteniamo inevitabile intervenire anche a Viterbo e lo abbiamo più volte chiesto, con azioni di contrasto per ridurre la presenza di ungulati attraverso gli Atc. È fondamentale, inoltre, ampliare le zone previste dal bando che era stato pubblicato sulle recinzioni, per consentirle anche dove ora non sono previste. Ingenti i danni alle aziende agricole e agli agricoltori che continuano a vedersi le colture distrutte, in alcuni casi fino all’80% del raccolto. Nella Tuscia si calcola la presenza di oltre 20 mila cinghiali. Un numero destinato a crescere, che nel Lazio supera le 100 mila presenze di ungulati. È ovviamente una situazione insostenibile”.
Per la Tuscia si parla anche di realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici a terra. Si tratta di interventi che metterebbero a rischio la produzione agricola? E cosa è stato fatto in merito e cosa ancora si potrebbe fare?
“È un tema sul quale ci battiamo da sempre, quello del consumo di suolo agricolo causato dalla presenza di pannelli fotovoltaici e pale eoliche. Ribadisco che non siamo contro l’uso di energie rinnovabili, ma chiediamo che ne venga fatto un uso responsabile e nel rispetto delle coltivazioni agricole. I nostri imprenditori di Coldiretti Giovani Impresa hanno lanciato una petizione a livello nazionale partita proprio da Viterbo per chiedere che vengano installate sui tetti dei capannoni. Nelle scorse settimane abbiamo scritto alla regione Lazio per chiedere un confronto urgente volto a trovare una situazione che sta continuando a minacciare la nostra agricoltura. Il consumo di suolo complessivo nel Lazio è pari a 140.430 ettari, se si analizzano i dati della Tuscia, si nota che gli ettari consumati sono oltre 16.600. Stando ai dati Ispra, proprio in questo territorio è presente il 78,08% di pannelli solari e centrali eoliche del Lazio, che fanno collocare Viterbo al quinto posto in Italia per produzione di energia solare. Basti pensare che solo negli ultimi 12 mesi il consumo di suolo nel Lazio è stato di 485 ettari, di cui 103 solo a Viterbo e provincia. Analizzando i dati relativi al comune di Viterbo, sono complessivamente 2.517 gli ettari consumati, con un incremento solo nell’ultimo anno di 40 ettari”.
Con la pubblicazione della Carta nazionale delle aree idonee a ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari sono state individuate 21 aeree in provincia di Viterbo che potrebbero essere destinatarie del provvedimento. C’è quindi una possibilità molto elevata che la Tuscia venga coinvolta. Se ciò dovesse avvenire cosa significherebbe per il nostro territorio?
“Dislocare 21 aree, delle 51 individuate a livello nazionale, in un’unica regione e addirittura in un’unica provincia, significa distruggere la Tuscia. Stiamo parlando di un territorio già fortemente compromesso dalla presenza di pannelli solari a terra e pale eoliche. Non lo permetteremo. Riteniamo che sia una scelta dannosa per il nostro territorio che ospita produzioni di pregio e per lo sviluppo di un territorio a forte vocazione turistica. Non possiamo poi trascurare la questione del consumo di suolo”.
Cosa si augura per il 2023? Quali gli obiettivi da raggiungere?
“Ci auguriamo una maggiore attenzione al mondo agricolo e al nostro territorio da parte di tutti e delle istituzioni, che continueremo a sollecitare per tutelare la nostra terra. Continueremo a batterci per difendere i valori nei quali crediamo da sempre e a tutelare il Made in Italy, le nostre tradizioni custodite dai nostri agricoltori, nei loro agriturismi, nelle ricette dei cuochi contadini e tramandate di generazione in generazione. Abbiamo una grande ricchezza, rappresentata dalla nostra storia, che aspetta solo di essere valorizzata”.
Maurizia Marcoaldi
