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Marco Salvi: “Presunto miracolo della veggente di Trevignano, la commissione sta finendo i lavori”

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Viterbo – “I beni culturali della diocesi vanno valorizzati, ma i campanilismi sono limitanti”. Intervista di fine anno al vescovo di Civita Castellana Marco Salvi. I beni culturali, di cui la diocesi è ricca, come possibilità per individuare nuovi ambiti occupazionali per il territorio.

“Le risorse artistiche sono notevoli – ha detto il vescovo -. Il limite è il campanilismo, non si lavora in rete e non c’è una valorizzazione che possa corresponsabilizzare più soggetti ed enti in grado di fare da volano a questo nuovo tentativo di rilancio del territorio”.

Infine, il caso della veggente di Trevignano, Gisella Cardia. “La commissione sta finendo i lavori – ha spiegato Salvi -. I tempi non sono determinati solo da noi ma anche da varie circostanze esterne alla Chiesa. Spero che entro breve termine vengano presentate le conclusioni dei lavori della commissione in merito al presunto miracolo della veggente di Trevignano. E a quel punto dovrò prendere anch’io una posizione ufficiale.La pressione mediatica vuole tutto e subito, ma in coscienza devo attraversare molti percorsi per approfondire la questione”.


Il vescovo di Civita Castellana Marco Salvi

Il vescovo di Civita Castellana Marco Salvi


Vescovo Marco Salvi, come è stato il suo 2023 e quello della diocesi di Civita Castellana?
“Sono solo 8 mesi che sono a Civita Castellana. Una diocesi complessa, 42 comuni, 22 nella provincia di Viterbo e 20 in quella di Roma. Il tutto con quasi 300 mila abitanti. Una diocesi con delle caratteristiche molto diverse. Con la zona del Viterbese più legata alle tradizioni e più identitaria e quella romana più legate alla cintura urbana della capitale, più dormitorio e con una popolazione composita, difficile anche pastoralmente. Una diocesi ricca di risorse umane dove sto incontrando belle realtà. Realtà che devono conoscere in maniera più approfondita. Si stanno comunque cambiando diverse cose in linea con l’epoca in corso. Strutture e contenuti che potevano andare bene prima della pandemia sono andati in crisi. Cosa che richiede una trasformazione e una nuova pastorale. Una sfida che abbiamo di fronte. Speriamo che l’esperienza della fede sappia dare ancora delle risposte positive alle persone e alle comunità”.

Come è stato l’impatto personale con una realtà così complessa?
“Sono toscano e vengo da Perugia, realtà che ruotano attorno ad ambienti urbani. Nella diocesi di Civita Castellana ci sono soprattutto piccoli paesi con al massimo 25 mila persone. Questo mi ha spinto a cambiare l’approccio del lavoro pastorale. Da una parte ci sono meno sfide culturali. Nei piccoli paesi ci sono più tradizioni. Dall’altra però c’è una maggiore possibilità di rapporto umano, con tanta disponibilità. Cosa che ci permette di costruire in modo positivo tutto il resto”.

È ancora la Civita Castellana operaia di una volta?
“La realtà economica della zona è in sofferenza. Le maestranze si sono molto ridotte. Si tratta di trovare nuovi ambiti occupazionali. Le risorse storico-artistiche di questa zona sono ricchissime, ma poco valorizzate. Insomma, la fisionomia e l’identità delle persone sono cambiate. E non si sembra più la Civita Castellana operaia di una volta”.

Come si potrebbe valorizzare il patrimonio storico artistico della diocesi di Civita Castellana cercando di avviare nuove forme di sviluppo economico?
“Le risorse artistiche sono notevoli, non solo a Civita Castellana ma anche a Nepi, Orte, Gallese. Il limite è il campanilismo, non si lavora in rete e non c’è una valorizzazione che possa corresponsabilizzare più soggetti ed enti che possano fare da volano a questo nuovo tentativo di rilancio del territorio. resta però un tentativo da fare, lavorando in rete. Per capire che il bene artistico è importante per la Chiesa, perché permette di dialogare con la comunità facendo risaltare la realtà che l’ha generato, e lo è anche per le istituzioni per promuovere il territorio”.

Qual è il limite dei campanilismi?
“I campanilismi sono da una parte un bel attaccamento alla propria storia, ma dall’altra sono limitanti per la valorizzazione dei beni storici e artistici. Tante energie che potrebbero essere vincolate in maniera diversa”.


Civita Castellana - Il nuovo vescovo Marco Salvi entra in diocesi

Civita Castellana – Il vescovo Marco Salvi entra in diocesi


Qual è il suo rapporto con le istituzioni della zona?
“Ecco, con Viterbo è molto buono. Con prefetto, sindaci e forze dell’ordine ci sono una sinergia e un dialogo continui, anche per tante emergenze che nascono. Anche con i municipi della zona nord di Roma c’è un buon rapporto che deve essere continuamente concretizzato. Il limite è l’elaborazione di un progetto comune che non dico mancante ma ancora debole”.

Il rapporto invece con le diocesi e i vescovi di Viterbo e Civitavecchia?
“C’è un bel dialogo con entrambi. E anche un buonissimo rapporto con Rieti. Stiamo cecando di trovare ambiti di lavoro comuni. Dal tribunale ecclesiastico agli istituti di sostentamento del clero o risorse professionali che possono essere utilizzate da più di una diocesi. Un dialogo in atto molto interessante”. 

È previsto anche un seminario unico per tutto l’alto Lazio.
“I nostri seminaristi sono in giro a studiare a Roma e Napoli. Il seminario permetterebbe anch’esso di ritrovare un’unità tra diocesi. Un’unità che va cercata pure attraverso gli istituti teologici. Insomma, abbiamo tutti gli strumenti per fare un percorso unitario nella formazione dei sacerdoti”.

Qual è il suo programma per la diocesi sia dal punto di vista pastorale che sociale?
“Dal punto di vista pastorale sono molto impegnato nel cammino sinodale e nella corresponsabilità nell’affrontare le situazioni. Non è un assemblearismo ma è una responsabilità comune che si tratta di far emergere. Quindi creazione delle foranee e una trasformazione della curia che dovrebbe aiutare il cammino sinodale. A livello sociale, la diocesi è ricca di esperienza. Abbiamo diverse comunità di recupero, la Caritas ha un nuovo responsabile e si sta strutturando in modo più fattivo e di aiuto alle singole parrocchie con maggiore attenzione alle fragilità umane che stanno diventando sempre più evidenti nella vita sociale di questa zona”. 

Secondo lei, Civita Castellana gravita più su Viterbo o su Roma?
“Abbiamo a che fare con due zone abbastanza differenti. Civita Castellana e il nord della diocesi gravitano soprattutto su Viterbo. Il sud fa invece riferimento alla provincia di Roma. Entrambe le zone con un buon rapporto con le istituzioni”.

Un contesto sempre più multietnico. Lei come si rapporta a questa realtà che è al tempo stesso sociale, lavorativa, urbana e culturale?
“La zona che gravita attorno a Roma è molto più composita. Anche le nostre strutture e parrocchie stanno facendo un bel lavoro di apertura. Ho visto musulmani che partecipano alle nostre attività, dai grest estivi ad altro. A nord della diocesi, esclusa Orte dove, considerando stazione e autostrada c’è una forte realtà multietnica, stiamo vivendo un rapporto di vicinanza costruttivo. Due mesi fa è stata fatta la festa dei popoli, radunando molte presenti, una bella testimonianza di dialogo”.


L'insediamento del nuovo vescovo di Civita Castellana Marco Salvi

L’insediamento del vescovo di Civita Castellana Marco Salvi


L’8 per mille è ancora sufficiente?
“Per noi no. Il 60% dell’8 per mille viene destinato alle opere di carità. Per il resto va alla pastorale e al mantenimento degli edifici di culto. Insomma, non basta più e cerchiamo risorse al di fuori, partecipando anche a bandi per accedere ad altre forme di finanziamento. Servono altre risorse che permettano una vita dignitosa della Chiesa”.

Come vede il futuro della Chiesa?
“È un momento di crisi per la Chiesa. Il cambiamento d’epoca mette in crisi il nostro modo di affrontare i problemi. Sono però molto fiducioso perché ogni momento di difficoltà è stato foriero di una nuova realtà che si è affermata e di contenuti che ci stanno a cuore. Prmettendoci di trovare con speranza un cammino per il futuro”.

Non crede ci sia bisogno di un nuovo concilio?
“Un concilio viene fuori da più esigenze. Deve essere il pontificato ad impostarlo e non è facile. Sicuramente il cammino sinodale che ha proposto il Papa sta facendo emergere i contenuti che devono essere raffrontato e riappropriati dalla Chiesa. Un accampino che ci sta aiutando a ripulire molte scorie che abbiamo accumulato nella nostra vita ecclesiale”.


Civita Castellana - Il vescovo Marco Salvi

Civita Castellana – Il vescovo Marco Salvi


Cosa ne pensa della sedicente veggente, Gisella Cardia, ovvero del cosiddetto miracolo della Madonna di Trevignano?
“C’è ancora la commissione che sta finendo i lavori. I tempi non sono determinati solo da noi ma anche da varie circostanze esterne alla Chiesa. Spero che entro breve termine vengano presentate le conclusioni dei lavori della commissione in merito al presunto miracolo della veggente di Trevignano. E a quel punto dovrò prendere anch’io una posizione ufficiale.La pressione mediatica vuole tutto e subito, ma in coscienza devo attraversare molti percorsi per approfondire la questione”.

Nel frattempo che idea s’è fatto?
“Ho solo detto di essere molto cauti e, per quanto riguarda i sacerdoti, di non partecipare pubblicamente a questi eventi. E questo lo stanno facendo. Sono in attesa anche io”.

Che cos’è un miracolo nelle società moderne?
“Il miracolo è una sospensione delle realtà naturali. È anche un intervento di Dio dentro la storia e gli eventi della vita degli uomini e delle donne. I miracoli possono accadere anche dentro la quotidianità. Anzi, stanno già accadendo. Ci sono molte situazioni in cui l’intervento di Dio si rende presente. Siamo circondate da iniziative di tenerezza del Signore nella nostra vita e spesso non li sappiamo leggere come tali”.

Ad esempio?
“Ci sono molte persone che incontrano la fede e vivono il cambiamento della loro vita anche in maniera nascosta ma grande. Le iniziative di tenerezza di Dio si incontrano anche nelle comunità di recupero che abbiamo o nelle attenzioni alla fragilità umana e che vanno oltre la virtù e fanno capire che c’è Dio che agisce attraverso le persone”.

Cosa si aspetta dal 2024?
“Dal 2024 mi aspetto che l’esperienza della fede che ha reso bella la mia vita possa essere lavoro comune e possibilità di incontro e di forma della chiesa di Civita Castellana. Lavorerò e chiederò ai miei collaboratori, ai sacerdoti e alle parrocchie di far ridiventare la nostra chiesa una realtà bella, incontrabile e capace di cambiare il cuore e la vita delle persone”.

Daniele Camilli


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