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“Ho chiesto che Emanuele Pozzolo sia deferito ai probiviri e nel frattempo sospeso da Fratelli d’Italia”

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Roma – “Non ho ancora deciso se candidarmi alle Europee. Devo capire quanto tempo toglierebbe ai miei impegni anche se sarebbe un interessante test elettorale”. A dirlo è la premier Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa d’inizio anno, stamani, dopo che l’appuntamento era stato rinviato due volte per motivi di salute e all’inizio la premier si è scusata.

Appuntamento che Fnsi per protesta ha deciso di disertare, per gli ultimi provvedimenti sulle intercettazioni, seppure la premier Meloni abbia negato che ci siano leggi bavaglio sull’informazione.


La conferenza stampa di Giorgia Meloni

La conferenza stampa di Giorgia Meloni


“Non ho ancora deciso se candidarmi alle Europee – ha detto Meloni – ma devo capire se una mia eventuale candidatura toglierebbe tempo al lavoro da presidente del consiglio”. Ma sul prossimo impegno elettorale di una cosa la premier è certa: “Non sarei disposta a una maggioranza stabile in parlamento con la sinistra, diverso è il sostegno quando si forma la nuova commissione”.

Meloni ha parlato del Mes e sul rinvio ha spiegato: “Forse la mancata ratifica da parte dell’Italia può diventare occasione per trasformarlo in qualcosa di più efficace”. 

Il 2024 per Meloni sarà un anno complesso, non solo per le europee, ma anche per la presidenza del G7, mentre, sollecitata, la premier si dichiara pronta a un confronto con la segretaria del Pd Schlein.

Assicura, poi, che l’appello del presidente Mattarella sul ddl concorrenza non resterà inascoltato. Previsti interventi chiarificatori.


La conferenza stampa di Giorgia Meloni

La conferenza stampa di Giorgia Meloni


C’è spazio anche per la questione migranti. “Quello che va fatto in Africa è il diritto a non emigrare prima di quello a emigrare e lo si fa attraverso una strategia e con investimenti. Costruendo rapporti seri di cooperazione”. Il “piano Mattei”, che la premier si augura possa diventare un modello pure per gli altri paesi europei. Si definisce non soddisfatta dei risultati ottenuti per gli sbarchi sulle coste italiane, ma ritiene che senza i provvedimenti del governo sarebbe andata molto peggio.

Il generale Angelosanto sarà il nuovo coordinatore nella lotta all’antisemitismo. È sempre Meloni ad anticiparlo in conferenza, dopo le dimissioni del prefetto Pecoraro.

Emanuele Pozzolo e la vicenda dello sparo a Capodanno, arriva una domanda anche sul parlamentare FdI. “Ha un porto d’armi per difesa personale – spiega Meloni – non so perché lo abbia, ma non va chiesto a me. Girava con un’arma a Capodanno. Presumo che capiti di portarla, essendo per difesa personale. La questione è che chiunque detenga un’arma ha il dovere di custodirla con responsabilità e serietà. Per questo secondo me, c’è un problema con quanto accaduto.


La conferenza stampa di Giorgia Meloni


Non conosco la dinamica della vicenda, ma qualcuno non è stato responsabile. Chi non lo è stato è chi ha un porto d’armi e chi detiene quell’arma. Questo non va bene per un italiano qualsiasi, figuriamoci per un parlamentare, figuriamoci per un parlamentare di Fratelli d’Italia.

Questa è la ragione per cui ho chiesto che l’onorevole Pozzolo sia deferito alla commissione probiviri, indipendentemente da quello che faranno le autorità competenti. Il deferimento e nel frattempo ho chiesto che sia sospeso da Fratelli d’Italia”.

Sul caso Verdini, invece: “Bisogna aspettare che la giustizia faccia il suo corso. Le intercettazioni fanno riferimento al precedente governo, Salvini non viene chiamato in causa e ritengo quindi che Salvini non debba riferire in aula. È un errore trasformare un caso come questo in un caso politico. Tommaso Verdini l’unica tessera che ha preso è stata quella del Pd, ma nessuno di noi ha pensato di farne una questione”.

Mentre sui casi che hanno interessato alcuni ministri, fra cui Vittorio Sgarbi: “Non ho chiesto le dimissioni d’esponenti politici come Giuseppe Conte, che invece le chiede, quando sono stati indagati. Sono cose che si valutano a valle e non a monte. Poi, questa idea che c’è soprattutto a sinistra, che si è garantisti con i propri e giustizialisti con gli altri, è un meccanismo che non funziona e che non ho applicato in passato.

 Quando io dovessi avere certezza che persone si sono comportate come non avrebbero dovuto, interverrò. Ma non sono decisioni che si prendono senza avere tutti gli elementi. E si valutano caso per caso”.

Nella conferenza stampa si parla anche di Draghi candidato per guidare la commissione europea e se Meloni lo sosterrebbe: “Il vero tema è cosa debba fare la prossima commissione europea. Per i totonomi non è decisamente il momento e poi dobbiamo considerare il fatto che Draghi si sia reso indisponibile. Io ho contrastato il governo Draghi, ma questo non mi ha impedito di perseguire la politica estera di quel governo e che ci sia stato un passaggio di consegne tranquillo, comunque una questione del genere è davvero prematura”.

Mentre uno dei momenti più difficili dell’anno passato, secondo Meloni è stata la tragedia di Cutro, con i migranti morti. “Cutro il momento più difficile, 94 persone che muoiono e l’accusa che è colpa tua sono cose che pesano, anche se non ritengo che sia colpa mia. Ma anche soltanto l’accusa pesa, mentre i momenti più belli sono quelli in cui sto in mezzo alla gente”.

Poi la via della seta non ha funzionato, per questo l’Italia ne è uscita, ma Meloni ha ribadito che con la Cina vadano rafforzati i rapporti.

 Si dichiara stufa delle accuse di familismo rivolte al suo partito. “Mia sorella da 30 anni è una militante. Magari la dovevo mettere in una partecipata statale come fanno altri. L’ho messa a lavorare nel mio partito.

In questa legislatura ci sono due coppie di coniugi a sinistra, Pd e Sinistra Italiana e non c’è mai stata un’accusa di familismo, tantomeno da parte nostra. Quando dedichi tempo alla politica, le persone diventano amici, moglie o marito. Questo non toglie valore alla militanza”.

Conferenza stampa fiume, iniziata alle ore 11, con 45 domande da parte dei giornalisti. C’è anche spazio, dopo tre ore, alle 14, per una breve pausa da parte della premier. Esigenze fisiologiche, quando mancano tre domande alla fine.

Nell’ultima domanda un riferimento pure a Chiara Ferragni e il ritorno sui social dopo 16 giorni, quando si chiede quanto sia importante tutelare e incentivare l’informazione di qualità rispetto a quello che arriva da altre parti, a iniziare dagli influencer.

“È importante e utile a tutti – sostiene Meloni – tutto quanto si può fare sono disposta a fare. Ma chi ha responsabilità deve lavorare per rappresentare al meglio questa responsabilità. È più utile informarsi sui quotidiani che non sui social, ma  questo dipende anche dai giornalisti.

Sul ritorno di Chiara Ferragni non ho nulla da dire, figuriamoci. Salvo che mi ha molto colpito la reazione scomposta della sinistra, quando ad Atreiu ho espresso un concetto che credevo la sinistra dovesse condividere, che ha più valore chi produce un pandoro rispetto a chi lo griffa. Ha più valore chi produce quell’eccellenza italiana rispetto a chi la mette in mostra.

Ho detto una cosa di una banalità totale, che dovrebbe avere a che fare col mondo operaio. Loro invece se la sono presa pensando che attaccassi Chiara Ferragni personalmente, ma non era così anche se l’ho citata, è come se avessi attaccato Che Guevara… il mondo cambia. Ponevo un fatto di valore, non c’era intenzione di attaccare nessuno.

Invece c’è il tema della trasparenza sulla beneficienza, su questo c’è da lavorare, capire quali sono le regole di trasparenza oggi ed eventualmente immaginarne di migliori, potrebbe essere utile a tutti”.

Giuseppe Ferlicca


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