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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La protesta degli agricoltori nei paesi europei da giorni imperversa per le strade con motivazioni diverse da nazione a nazione; come agricoltore ed anche come presidente di associazione mi sento particolarmente coinvolto.
I problemi che attanagliano il nostro settore sono certamente molteplici e per questo la protesta nel nostro territorio è già iniziata da qualche anno, vedendo coinvolti insieme agricoltori e associazioni; per questo abbiamo portato le nostre proteste nelle strade e sempre nuove proposte sui tavoli istituzionali. Chi ancora oggi tenta di dividere il mondo agricolo non vuole il bene dello stesso: dobbiamo quindi essere uniti oggi più che mai!
Da parte nostra la protesta, se condotta in maniera anche eclatante ma pacifica, può essere certamente utile al settore. Allo stesso tempo, i motivi per scendere in piazza non possono certo contrastare ciecamente battaglie epocali che ci coinvolgono tutti come cittadini ed agricoltori, vedendoci ad esempio opporre a priori a politiche che ci propongono il rispetto dell’ambiente e l’attenzione all’impatto di pratiche agricole superate, perché negli ultimi anni il cambiamento climatico ci ha dimostrato i nostri limiti ed impone a tutti una severa e lucida riflessione; certamente sono discutibili e rivedibili i metodi di attuazione di tale epocale transizione, soprattutto in riferimento alle tempistiche ed alle modalità di attuazione, che senza dubbio necessitano la messa in campo di sostegni economici imponenti per una ristrutturazione di questo tipo.
Allo stesso tempo dobbiamo però restare vigili circa i provvedimenti di politica agricola che rischiano di penalizzare nell’immediato il settore, come il mancato rinnovo dell’esonero contributivo dei giovani, l’aumento della pressione fiscale sui terreni agricoli, il continuo consumo di suolo senza che venga messa in atto una politica di riutilizzo del patrimonio immobiliare statale fermo da anni, il mancato sostegno alle zone montane ed interne che vedono un continuo esodo ed abbandono, l’incuria in cui versano i boschi ed i pascoli, che hanno bisogno della mano dell’uomo per essere polmone verde e risorsa paesaggistica, ed infine la perdita continua del reddito degli agricoltori, con la conseguenza che – ad esempio- la provincia di Viterbo ha visto sottratti all’agricoltura più di 6000 ettari di terreno a favore delle multinazionali dell’energia.
Non dobbiamo dimenticare e né dimenticarci che noi agricoltori produciamo cibo che insieme all’acqua è fonte di vita e di salute.
Sergio Del Gelsomino
Cia Lazio Nord
