Tribunale – Mirella Iezzi all’udienza del 14 maggio 2020, in piena pandemia
Ronciglione – Imputata di omissione di soccorso alla vittima e abbandono di minore per essere uscita di casa nel cuore della notte, oltre che per avere mentito al pm durante l’interrogatorio fiume dell’8 marzo 2019 in procura, Mirella Iezzi ora potrebbe finire sotto processo all’età di 84 anni.
Nel frattempo tra pochi giorni saranno trascorsi cinque anni dalla notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, quando Maria Sestina Arcuri e il nipote Andrea Landolfi Cudia sono precipitati dalle scale della sua abitazione di Ronciglione.
L’anziana è stata iscritta nel registro degli indagati l’8 ottobre 2019, pochi giorni dopo l’arresto di Landolfi, la cui richiesta di custodia cautelare, dopo un lungo tira e molla, è stata accolta dalla cassazione il 25 settembre 2019, a distanza di sette mesi da quella notte. Successivamente sono state chieste più proroghe alle indagini, fino alla chiusura del 21 giugno 2022, oltre tre anni dopo i fatti. La richiesta di rinvio a giudizio risale al 5 maggio 2023. Nei prossimi giorni, l’anziana comparirà davanti al gup per l’udienza preliminare.
Andrea Landolfi con la nonna Mirella Iezzi – Nel riquadro: Maria Sestina Arcuri
“Bugiarda perfino coi familiari pur di coprire il nipote”
Bugiarda perfino coi familiari pur di coprire il nipote, secondo i giudici della corte d’assise d’appello di Roma. “Ai parenti – si legge nelle motivazioni della condanna a 22 anni di Landolfi – la signora Iezzi ha dato, fin da subito, una versione non veritiera, oltre che reticente sulla gravità delle condizioni di Maria Sestina”. “E non è il caso di scomodare aggettivi di forte impronta morale (meschino, diabolico, degenerato) per decifrare il comportamento della Iezzi” , viene sottolineato con straordinaria durezza. Nessun dubbio, per i giudici di secondo grado, che da nonna Mirella siano arrivate solo “menzognere dichiarazioni” finalizzate alla composizione di un “puzzle” per favorire il nipote”.
E ancora: “L’anziana signora ha lucidamente mentito (le bugie sono innumerevoli) per coerenza con la sua scrittura di una sceneggiatura da commedia in luogo del racconto di una tragedia. Insiste fino allo sfinimento nella narrazione di un quadretto idilliaco, e per rendere più credibile tale realtà immaginaria inventa lunghi lassi di tempo infarciti di progetti di vita, di gioiose o gelose confidenze di Maria Sestina, di colloqui confidenziali con quest’ultima e con il nipote”.
I giudici lo definiscono uno “sforzo battagliero” per “allontanare lo spettro dell’emersione di un contesto di contrapposizione tra i fidanzati e di allontanare i sospetti sulla condotta del nipote”. Sotto esame anche l’intercettazione della nonna durante l’attesa in procura. L’anziana, parlando con i parenti, si lasciò sfuggire “quando l’ha buttata giù”, riferendosi alla vittima.
“Senza scomodare Freud – scrive il presidente Vincenzo Gaetano Capozza – questa corte ritiene che la frase sottenda, semplicemente e banalmente, una chiara indicazione della dinamica della caduta. Per un momento, nella corazza della falsa ricostruzione propinata agli inquirenti e perfino ai parenti da questa nonna dal cuore grande e dalla mente lucida si è aperta una falla piccola ma significativa per escludere definitivamente la sua credibilità e per lumeggiare la vera dinamica della caduta”.
Procura di Viterbo – Mirella Iezzi interrogata dal pm l’8 marzo 2019
“La nonna non è una persona diabolica e degenerata”
Secondo la sentenza con cui il 19 luglio 2021 la corte d’assise del tribunale di Viterbo ha assolto in primo grado il nipote “perché il fatto non sussiste”, nonna Mirella Iezzi non avrebbe mentito per scagionare il nipote.
“Non risulta condivisibile – si legge nelle motivazioni – l’assunto della pubblica accusa per cui la lezzi sarebbe inattendibile in quanto avrebbe voluto nascondere la responsabilità del Landolfi”.
Relativamente alla ricostruzione secondo cui “dopo aver ricevuto un pugno dal nipote, invece di chiamare le forze dell’ordine oppure i vicini oppure i parenti, è uscita di casa, lasciando la Arcuri e il figlioletto di Andrea in balia del pericoloso nipote, preoccupandosi solo di farsi visitare”, per i giudici di primo grado “un illogico, irrazionale e meschino comportamento del genere avrebbe potuto essere essere tenuto solo da una persona diabolica e degenerata, ma alcun elemento è stato fornito dalle parti circa tali qualità della lezzi”.
Silvana Cortignani
– Avrebbe coperto il nipote omicida, chiesto il processo per la nonna di Andrea Landolfi
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


