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Omicidio Bramucci, dopo l’agguato mortale c’era chi era pronto a comprarsi case extralusso

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Omicidio Bramucci - Nel riquadro, da sinistra on altro: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci

Omicidio Bramucci – Nel riquadro, da sinistra in alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci


Soriano nel Cimino – Nei giorni immediatamente successivi al delitto ci sarebbe stato anche qualcuno che avrebbe subito contattato delle agenzie immobiliari per l’acquisto di una lussuosa dimora, tra i sei imputati dell’omicidio del pregiudicato 58enne Salvatore Bramucci, che a settembre avrebbe finito di scontare una condanna per ususra e estorisione ai domiciliari e aveva in programma di trasferirsi con la figlia avuta dalla prima moglie alle isole Canarie. 

Gli ultimi a finire in manette, il 4 gennaio, sono stati il cognato della vittima Dan Constantin Pomirleanu (compagno di Sabrina Bacchio) e Alessio Pizzuti. Sono invece in carcere dal 13 settembre 2022 i killer Lucio La Pietra e Antonio Bacci, dal 22 ottobre 2022 la cognata “reclutatrice del commando armato” Sabrina Bacchio e dallo scorso 26 settembre la vedova considerata la mandante del delitto Elisabetta Bacchio.

Pomirleanu e Pizzuti, coinvolti a vario titolo nell’omicidio, sono rispettivamente sottoposti alla custodia in carcere ed agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Pomirleanu, marito di Sabrina Bacchio, avrebbe collaborato con la moglie al reclutamento del gruppo di fuoco e alla collaborazione nella pianificazione dell’azione. Pizzuti sarebbe stato assoldato insieme Tonino Bacci e Lucio La Pietra per far parte del commando mortale partecipando, in tale veste, a tutta la fase preparatoria fatta di riunioni e sopralluoghi della commissione desistendo solo poche ore prima dell’omicidio.


Tribunale - Dall'alto a sinistra: Massimo Friano, Paolo Auriemma, Felice Bucalo, Massimiliano Siddi e Francesco Anania

Tribunale – Dall’alto a sinistra: Massimo Friano, Paolo Auriemma, Francesco Anania, Massimiliano Siddi e Felice Bucalo


A fare gola sarebbe stato il famoso “tesoretto” accumulato nel corso degli anni tramite “prestiti”. Nessuno ne conoscerebbe l’entità, ma si parla di decine  e decine di migliaia di euro, se non  di centinaia di migliaia. Più i famosi orologi d’oro della collezione personale di Bramucci, che anni fa gli furono sequestrati come provento delle attività illecite e poi restituiti senza essere confiscati nonostante la condanna. 

Nessun dubbio – è stato ribadito ieri in  procura durante la conferenza stampa per gli ultimi due arresti – sul movente economico che ha spinto le sorelle diaboliche a pianificare il feroce omicidio  e il gruppo di fuoco composto da pregiudicati romani a prendervi parte.

Anche se, come è noto, tra i vari tentativi di depistaggio messi in atto dalla vedova spiccano i presunti maltrattamenti da parte del marito riferiti ai carabinieri nei mesi precedenti l’omicidio, contestato in concorso ai sei imputati, con le aggravanti della premeditazione e dal rapporto di coniugio. Nel frattempo si è scoperto che c’è una settima posizione che pende in cassazione.

In passato Bramucci avrebbe subito due furti, uno 100mila euro spariti da un’intercapedine dove li nascondeva e l’altro da 50mila euro tra preziosi e contanti, denunciato ai carabinieri nel 2013, di cui riteneva responsabili i cognati Sabrina Bacchio e Pomirleanu con cui per questo avrebbe rotto i rapporti.


 

Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio 

Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio


“Un omicidio che ha turbato la collettività per la violenza del gesto messo a segno di un gruppo di fuoco poi fuggito – ha sottolineato ieri nel suo intervento il procuratore capo Paolo Auriemma – ora abbiamo chiuso il cerchio, dopo un’attività ininterrotta di indagini, verifiche su documenti, telefoni, depistaggi, condotte criminali. È stato un anno e mezzo di indagini che ci hanno permesso di assicurare alla giustizia una pluralità di soggetti”.

Al fianco del procuratore Auriemma, il comandante provinciale dei carabinieri Massimo Friano, il pubblico ministero Massimiliano Siddi, il comandante del nucleo investigativo Francesco Anania e il comandante della compagnia di Viterbo Felice Bucalo.

Tre i tronconi dell’inchiesta, dai quali scaturiranno forse due processi. A fine mese, intanto, saranno unificati davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo i processi alle sorelle Bacchio e ai due sicari Bacci e La Pietra. 

Silvana Cortignani



Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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