Viterbo – (b.b.) – “Perché quando scrivo è l’unico momento in cui non litigo con me…”. Parole di Pirata. Parole di Pier Giorgio Capoccetti. Capelli lunghi e anima rock, un sorriso malinconico e un profondo legame con Jim Morrison, “la mia vera ossessione” come lui stesso ci tiene a sottolineare.
Viterbo – La presentazione del libro di poesie “Parole di pirata”
Ieri sera, nella splendida cornice del bistrot del teatro San Leonardo la presentazione della sua ultima fatica letteraria. Una raccolta di poesie, 87 pagine ruvide, vere. Come il loro autore. “Parole di pirata”, edito da Effigi.
“Non è facile presentare un libro di poesia, non è facile parlare di poesia e promuoverla – esordisce l’editore Mario Papalini -. Ma qui si sdogana ogni forma che noi conosciamo. Quando ho letto questa raccolta per la prima volta, ho capito che andava pubblicato perché il territorio e le persone ne avrebbero avuto bisogno”. Perché “Parole di pirata” è una raccolta di poesia, ma è soprattutto una raccolta di frammenti di vita, di emozioni e sensazioni. Spesso evocate da scene di vita quotidiana. Il linguaggio è a tratti aspro, spigoloso. “ma è proprio da lì – come evidenzia Antonello Ricci, moderatore dell’incontro -, che nascono i fiori migliori. E qui ci sono fiori bellissimi. Leggendo queste poesie si vede la vita, il carattere dell’autore, il suo amore per le moto e per le lunghe passeggiate in strada. Questo libro racconta una storia di libertà alla Easy rider, racconta la poesia della Beat generation”.
Viterbo – La presentazione del libro di poesie “Parole di pirata”
Pier Giorgio Capoccetti ascolta in silenzio i complimenti, mentre parlano della sua scrittura, del suo stile. Sembra quasi in imbarazzo nell’essere al centro della scena. “Io scrivo per urgenza, scrivo quando ho un’improvvisa ispirazione – spiega al pubblico -, e capita quando meno me lo aspetto, ovunque. Tanto che mi ritrovo a prendere appunti su qualsiasi pezzo di carta. Ho scritto poesie su una multa e su una bustina del zucchero al bar”.
Ma la poesia, per lui, è anche uno strumento di salvezza. Per salvare il rapporto che ha con se stesso. “Scrivo perché è l’unico modo che ho per non litigare con me. Quando ho una penna in mano e lascio carta bianca ai miei pensieri sento di dedicarmi un po’ di amore” ammette il Pirata.
Da sinistra: Mario Papalini, Pier Giorgio Capoccetti e Antonello Ricci
Poi un tuffo tra le pagine del libro. Poesie che raccontano di donne, di baci, di ricordi. Ma anche di dolore. “Questo libro è un canzoniere d’amore dolente – spiega Ricci -. Ci sono bilanci, anche amari. Ci sono riflessioni. C’è la vita, che non entra tra le pagine così com’è, ma attraverso situazioni, attraverso emozioni. In una capacità di catturare il momento che è rara”.
“Le parole sono uno strumento. Non è facile trasformarle in poesia e in qualcosa di più intenso, ma qui sembra tutto così vero e naturale” conclude Ricci, leggendo poi uno dei passaggi più significativi della raccolta: “Cosa mi aspetto dal domani? Appartenere alle mie scelte”.
Pier Giorgio Capoccetti



