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Processo bis ai fratelli Rebeshi, chiesti 15 anni di carcere per il boss “mandante” di estorsioni dal carcere

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Viterbo – Quindici anni di reclusione. È la pena richiesta al processo d’appello ai fratelli Ismail e David Rebeshi per la vicenda salita agli onori della cronaca come “mafia viterbese bis”.

Ieri il pubblico ministero ha accolto i motivi del ricorso dei pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò della Dda di Roma chiedendo la condanna di entrambi – per estorsione con metodo mafioso ai danni di due imprenditori viterbesi – a una pena di 15 anni di reclusione ciascuno, 15mila euro di multa e l’espulsione. 

Dodici anni e mezzo era la pena chiesta in primo grado al processo celebrato davanti al collegio del tribunale di Viterbo che si è concluso a dicembre 2022 con l’assoluzione del boss e la condanna a cinque anni del fratello, senza l’aggravante del metodo mafioso. Sentenza contro cui ha presentato appello la procura.


Il blitz del 2019 a Tuscania - Nei riquadri i fratelli David e Ismail Rebeshi

Il blitz del 2019 a Tuscania – Nei riquadri i fratelli David e Ismail Rebeshi


Ieri pomeriggio è stato ascoltato l’ultimo testimone, ovvero il commerciante di auto viterbese cui David Rebeshi e i tre connazionali, già condannati in via definitiva a 8 anni e 4 mesi di carcere, a fine novembre 2019, avrebbero chiesto cinquemila euro, presunto provento della “pulizia” del piazzale dell’autosalone di Ismail dai vecchi mezzi. Avrebbe confermato in sostanza i fatti così come finora conosciuti. 

La volta scorsa erano stati sentiti il ristoratore e la moglie, cui lo stesso quartetto avrebbe chiesto “con le cattive” la restituzione di quattromila euro a titolo di risarcimento per la macchina fallata venduta all’autosalone del boss da un commercialista che lui gli aveva presentato.

Il boss di mafia viterbese, che all’epoca era già da un anno dietro le sbarre, secondo l’accusa avrebbe ordinato al fratello e ai complici dal carcere il “recupero crediti” per difendersi al processo scaturito dai tredici arrestai del blitz dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019. I fratelli sono difesi dall’avvocato Roberto Afeltra, mentre solo il ristoratore si è costituito parte civile contro la coppia con l’avvocato Luigi Mancini.

Il processo, dopo la discussione dell’avvocato di parte civile Mancini, è stato rinviato a febbraio, quando discuterà il difensore dei Rebeshi, quindi la corte si riunirà in camera di consiglio per la sentenza. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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