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Procuratore Auriemma prosciolto con formula piena, il difensore: “Meglio di così non poteva andare”

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Paolo Auriemma

Il procuratore capo Paolo Auriemma

La pm Eliana Dolce

La pm Eliana Dolce

Viterbo – Pestaggi in carcere, il procuratore Auriemma prosciolto con formula piena: “Meglio di così non poteva andare”. Per la difesa del capo della procura di Viterbo e della sostituta Dolce “questo processo non doveva proprio nascere”. Non luogo a procedere “perché il fatto non sussiste” della gup Elisabetta Massini, 60 anni, magistrato di lungo corso. 

“Il fatto non sussiste”, ha detto la gup Elisabetta Massini leggendo il dispositivo della sentenza con cui ieri ha prosciolto con formula piena i due magistrati viterbesi finiti sotto inchiesta a Perugia per “omissione d’atti d’ufficio” nell’ambito dei presunti pestaggi a Mammagialla e della tragica morte di un detenuto ventenne che si è impiccato in cella d’isolamento. 

“Ottimo, meglio di così non poteva andare”, il commento a caldo dell’avvocato Filippo Dinacci del foro di Roma, che assisteva sia il procuratore capo Paolo Auriemma, sia la pm Eliana Dolce, esprimendo il pensiero dei suoi assistiti.

“Questo processo non doveva proprio nascere”, ha tenuto a sottolineare il legale dei due magistrati in forza alla procura della repubblica di Viterbo, indagati per la presunta omessa apertura di un procedimento penale relativamente all’esposto presentato l’8 giugno 2018 dal garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, sui presunti pestaggi in carcere da parte della penitenziaria denunciati da diversi detenuti.

Il procedimento, secondo la ricostruzione dell’accusa, era stato iscritto dai magistrati solo il primo agosto del 2018 “nel registro modello 45 (fatti non costituenti notizia di reato) nonostante dallo stesso emergessero specifiche notizie di reato”.


– Caso Hassan Sharaf, il procuratore capo Auriemma prosciolto con formula piena


Tra i detenuti presunte vittime di violenza c’era pure Hassan Sharaf, il 21enne egiziano che il successivo 23 luglio, poco più di un mese dopo, si è impiccato nella cella d’isolamento dove era stato appena condotto per scontare una sanzione disciplinare relativa a un episodio risalente alla primavera precedente. Il giovane portato all’ospedale di Belcolle in fin di vita, è morto dopo una settimana in rianimazione senza mai risvegliarsi dal coma. 

La procura del capoluogo umbro guidata da Raffaele Cantone – il primo presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, istituita nel 2014 – che aveva già chiesto a suo tempo l’archiviazione rigettata dal gip, ha ribadito in sede di udienza preliminare la richiesta di non luogo a procedere, sottolineando la “correttezza dell’agire dei magistrati viterbesi”. Era il 12 maggio 2023 quando il pm Gennaro Iannarone ha chiesto il rinvio a giudizio. I due magistrati sono comparsi per la prima volta il 29 giugno davanti a un diverso gup del tribunale di Perugia, sostituito dal giudice Elisabetta Massini in seguito a un avvicendamento. 

 

Silvana Cortignani


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