Viterbo – (sil.co.) – “Fermo, ‘ndo vai, falla finita”. Era la notte tra il 14 e il15 febbraio 2021 quando un viterbese, residente in una delle frazioni del capoluogo, è stato svegliato di soprassalto dalle grida di un padre che inseguiva il figlio cercando di bloccarlo mentre prendeva a sassate le auto in sosta.
Carabinieri – foto d’archivio
Una testimonianza preziosa quella dell’uomo che, facendo capolino dalla finestra, ha visto con i suoi occhi e identificato il vandalo la mattina successiva presso la locale caserma dei carabinieri. Un giovane del posto è finito così a processo per danneggiamento aggravato, in seguito alla denuncia delle vittime, anche se nessuna si è costituita parte civile. Attualmente l’imputato è sottoposto a misura di sicurezza e non si trova a Viterbo.
Tra le parti offese non solo i proprietari delle due vetture prese di mira, una Panda e una Yaris, perché, sempre la notte di San Valentino di tre anni fa, ha anche frantumato i vetri della bacheca vicino alla chiesa dell’abitato e divelto un contatore dell’elettricità.
Mercoledì il giudice Alessandra Aiello ha sentito un’ottantenne e una quarantenne, proprietarie rispettivamente della Panda e della Yaris, che la mattina successiva alla notte brava hanno trovato la sorpresa delle utilitarie con la carrozzeria sfasciata e i finestrini infranti.
Quindi è stata la volta del testimone oculare. “Dalla finestra di casa mia ho visto l’imputato seguito dal padre, che gli andava dietro dietro dicendogli ‘fermo, ‘ndo vai, falla finita’, mentre il figlio prendeva a sassate lo sportello della Panda. Poi ha sfilato il manico a un secchione dell’immondizia e ha continuato a colpirla con quello. Quindi, sempre col padre dietro, è andato più su e si è scagliato contro l’altra macchina, io i danni li ho visti dopo, ma sentivo il rumore dei botti, dei finestrini spaccati. Passando, inoltre, ha anche rotto sotto i miei occhi la bacheca di vetro della chiesa”.
Ascoltati i tre testimoni, la difesa, con l’avvocato Nicol Crocetti in sostituzione di Luigi Mancini, ha chiesto una perizia psichiatrica sull’imputato, accordata dal giudice, in virtù di una precedente relazione del dottor Alessandro Pinnavaia, in base alla quale l’imputato è stato sottoposto a libertà vigilata, essendo emerso un profilo di pericolosità sociale.
A giugno sarà affidato l’incarico, mentre la sentenza dovrebbe arrivare entro la fine dell’estate.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
