Lodi – Ristoratrice suicida dopo la gogna mediatica, si indaga sulla autenticità della recensione di un cliente infastidito dalla presenza di gay e disabili nel locale.
La ristoratrice Giovanna Pedretti
Aperta un’indagine sulla morte della ristoratrice Giovanna Pedretti, 59 anni, trovata morta domenica pomeriggio nel fiume Lambro, a Sant’Angelo Lodigiano, Lodi. Un fascicolo per “istigazione al suicidio” senza indagati, al momento.
Un giorno e mezzo da stella della rete per un post in cui rispondeva a tono a un avventore disturbato da una coppia gay e un disabile al tavolo accanto, dodici ore nella polvere travolta dai sospetti che quella recensione l’avesse scritta lei per farsi pubblicità. Poi la gogna mediatica. Insulti a bizzeffe, recensioni negative che hanno rovinato la reputazione del ristorante e avrebbero compromesso la vita di Pedretti.
Nel giro di 72 ore gli applausi social si sono trasformati in una gara di insulti. “Sei una truffatrice, volevi solo farti pubblicità”, il tenore dei messaggi. “Meriti di fallire”, gli auspici malevoli.
Stando a quanto ricostruito finora, alle quattro di mattina Giovanna Pedretti è uscita dalla sua Milena Fedeli di via XX Settembre a Sant’Angelo Lodigiano, proprio sopra la pizzeria, è salita sulla Panda e si è diretta verso il Lambro. Voleva uccidersi, l’ha fatto in modo cruento e disperato: prima con una lametta si è inferta numerose ferite sul corpo, poi si è gettata nell’acqua gelida del fiume. Il ritrovamento del cadavere, nel tardo pomeriggio di domenica.
La “finta” recensione di un cliente infastidito dalla presenza di gay e disabili nel locale
La procura prosegue con gli accertamenti e i rilievi per fare chiarezza su quanto accaduto. Non si esclude la gogna mediatica tra i possibili moventi che avrebbero spinto la donna ad uccidersi. Il web si è scaraventato contro Pedretti dopo la recensione scritta da un cliente infastidito della presenza di omosessuali e un disabile nel locale.
Che sia stata proprio la ristoratrice a scrivere la “recensione” simulando di essere un cliente infastidito dalla presenza di alcuni gay e un disabile al tavolo accanto per farsi pubblicità, saranno solo gli inquirenti e l’indagine a dare riscontri.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

