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Testimonianza shock di una vittima: “Maestro Lino mi ha dato una croce, un uovo e un imbuto per bere urina”

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Acquapendente – Testimonianza shock di una vittima: “Maestro Lino mi ha regalato un imbuto per bere urina”.

È ripreso ieri con un’udienza fiume – e le agghiaccianti testimonianze di una delle vittime e dell’ex fidanzato della figlia di Virginia Adamo – il processo al santone di Acquapendente. Al secolo Pasquale Gaeta.

È il 66enne d’origine napoletana, noto ai seguaci della comunità Qneud come maestro Lino, denunciato dalla madre di una delle adepte, per l’appunto Virginia Adamo, dopo che la figlia si era allontanata da casa e dalla famiglia per trasferirsi con lui nell’Alta Tuscia.

L’ex fidanzato, che in precedenza aveva “mancato” la deposizione, è stato prelevato a casa e accompagnato in tribunale dai carabinieri. 


Il santone Pasquale Gaeta, alias maestro Lino, in tribunale

Il santone Pasquale Gaeta, alias maestro Lino, in tribunale nel 2019


Era il 2017 e aveva appena 18 anni quando ha conosciuto il maestro Lino la giovane venuta apposta da Bologna, parte civile con l’avvocato Claudio Benenati, per raccontare come Gaeta – accusato di esercizio abusivo della professione di psicologo, maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale – abbia approfittato delle sue fragilità per ergersi a sua guida spirituale, spacciandosi per psicoterapeuta e poi portandola a dormire nel suo letto, 

La giovane, oggi 25enne, è venuta ad Acquapendente tre volte, a fine giugno, fine novembre e dicembre 2018. Maestro Lino le ha anche chiesto di firmare il “giuramento della vocante”.

Ma soprattutto l’ha portata nella sua camera da letto, mandando la moglie, che attualmente farebbe la bidella in una scuola del posto, a dormire nella stanza degli ospiti. “È successo più volte. Diceva che dovevo dormire con lui nuda, poi mi chiedeva di masturbarmi, una pratica che avrebbe dovuto farmi liberare l’energia e stare bene. Siccome non riuscivo, proponeva di aiutarmi. Una volta mi ha baciata in mezzo alle gambe. Un’altra mi ha fatto calare i pantaloni davanti alla moglie e baciato sui glutei. Io non volevo, ma non ero lucida in quel momento. Quando ho capito, sono scappata via e ho trovato la forza di denunciarlo”, ha detto alla pm Paola Conti e ai giudici del collegio presieduto da Jacopo Rocchi.

Una sua amica è scappata da Gaeta dopo il primo incontro. “Io ero in cucina, l’ha portata in camera da letto, da dove lei è uscita sconvolta e in lacrime, dicendomi che l’aveva baciata e palpeggiata. Maestro Lino sosteneva che fosse parte del percorso di benessere e spiritualità indicato dall’angelo, che era lui stesso”-

“A me ha regalato una croce e un uovo, che poi mi chiedeva di infilare nella vagina. Poi un imbuto, che mi sarebbe dovuto servire successivamente, a un altro stadio, per bere urina. Diceva che tutti bevevano la propria urina”, ha proseguito. 

Sarebbero state almeno quattro le ragazze venute a Acquapendente tramite due componenti di una sorta di compagnia teatrale di cui anche Gaeta faceva parte. La figlia di Virginia Adamo avrebbe detto alla testimone che Gaeta diceva di essere il messia, che Acquapendente sarebbe stata distrutta da un terremoto e lui avrebbe fondato un’altra città. Avrebbe chiesto alla 25enne e altre ragazze di fare dei figli con lui.

“Ricordo che la figlia di Virginia Adamo doveva prendere il suo posto se fosse morto e che si sarebbe dovuto celebrare il ‘matrimonio iniziatico’ tra lei e il maestro”, ha proseguito. Ma nel frattempo sarebbe stata “cacciata”, emarginata dal gruppo, perché si era fidanzata con uno del paese, sgradito al maestro e anche alla moglie, con cui avrebbe più volte avuto violenti alterchi. “Lei mi ha detto che lui l’aveva allontanata dalla sua famiglia e che la faceva sentire una zoccola in calore. È stata cacciata in seguito alla relazione sentimentale fuori della ‘casa’, perché lo aveva suggerito l’angelo”.

Tra i particolari inquietanti emersi durante la testimonianza dell’ex fidanzato della figlia di Virginia Adamo, la cui relazione risale all’estate 2018, il ritorno della giovane dalla casa del santone “sconvolta e che parlava con la voce da bambina”. Nonostante sia stato lui ad “avvisare” la madre che qualcosa non andava e che la figlia, con cui ha convissuto circa un mese, da due settimane era scomparsa, lui ieri in tribunale ha provato a ribaltare tutto. 

Ha negato che gli avesse detto di avere tentato più volte il suicidio, che tra le pratiche del percorso spirituale ci fosse bere la propria urina, di averle visto lividi e bernoccoli addosso. Fino all’ultimo, quando l’avvocato di parte civile della madre, Vincenzo Dionisi, ha prodotto tre fotografie inequivocabili della giovane e i messaggi scambiati tra lui e la ragazza su WhatsApp dal 23 luglio al 1 dicembre 2018, di fronte ai quali, palesemente spiazzato, l’ex fidanzato ha invocato la privacy e minacciato denunce. Più volte il testimone è stato ripreso dal presidente del collegio Jacopo Rocchi per gli atteggiamenti assunti durante la deposizione.

“Un giorno mi diceva una cosa, il giorno dopo un’altra, non era attendibile”, “Gaeta mi ha detto ‘portala via, perché mi fa passare un sacco di guai'”, “Aveva scelto lei di fare un percorso spirituale a causa dei problemi con la madre”, ha detto il testimone, un quarantenne di Acquapendente. Ma ha anche detto che lei non voleva fare sesso con lui, perché Gaeta glielo vietava, ma anche che lei lo provocava infilandosi nuda nel letto e contravveniva agli ordini.

Ha parlato dei nomignoli legati a pratiche sessuali della ragazza, come “acquasanta” e “gongolo”, confermati anche dall’altra parte offesa. L’avvocato Dionisi ha prodotto un elenco di 96 cibi abbinati a termini volgari, come i “tortellini alla sborra”, un elenco scritto su un diario che lei avrebbe lasciato apposta in bella vista a casa dell’ex: “Voleva che lo vedessi”. Il difensore Domenico Gorziglia si è opposto a tutte le produzioni documentali. 

Tra molti ripensamenti e non ricordo, il teste ha anche ammesso di avere parlato con Gaeta (“mi ha tenuto un’ora a dire degli angeli”) e di essersi avvicinato anche lui alla comunità (“ma solo per aiutarla”), di avere saputo che volevano affittare la villa dove c’era stata una strage familiare per salvare l’anima del bambino che nel 2011 vi era stato ucciso, di avere saputo dalla ex che era stata “chiamata” in sogno da una entità superiore che le aveva preannunciato un grosso terremoto ad Acquapendente. Non sarebbe stato invece maestro Lino a chiamarla puttana: “Era lei stessa che diceva di esserlo”.

Durante l’udienza sono stati ascoltati anche l’investigatrice privata ingaggiata dalla madre dopo l’allontanamento di Gaeta, nella primavera 2019, che con la moglie avrebbe continuato ad avvicinarla. In aula anche la nonna della ragazza e un addetto della biblioteca di Acquapendente. Il processo riprenderò il 23 aprile.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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