Alberto Motta
Civitavecchia – Tragedia sul lavoro al porto, c’erano la mamma Valentina Fattorini e il compagno della madre Marco Giganti che lo amava come un figlio, c’erano tantissimi parenti, colleghi, amici di Alberto Motta, tifoso della Lazio e del Civitavecchia, i cui supporter sono stati presenti in massa esibendo striscioni pieni d’affetto e facendo volare in cielo decine di palloncini bianchi e celesti ai funerali celebrati dal vescovo Gianrico Ruzza in cattedrale.
Era stracolma di gente, ieri mattina, l’aula del tribunale a Civitavecchia dove si è svolta la prima udienza del processo con giudizio immediato ai quattro imputati di omicidio colposo aggravato per la tragica morte sul lavoro dell’operaio 29enne originario di Tarquinia – dipendente della società Roma terminal container spa – deceduto sul colpo nel ribaltamento del muletto sul quale stava lavorando la mattina del 10 febbraio dell’anno scorso alla banchina 25 dello scalo marittimo.
La famiglia si è costituita parte civile, chiedendo la citazione come responsabile civile della società per cui il figlio lavorava, della compagnia portuale e della ditta addetta alla movimentazione.
Civitavecchia – I tifosi ai funerali di Alberto Motta
Il giudice Simone De Santis ha ammesso la costituzione di parte civile della madre e del compagno, assistiti dagli avvocati Franco Moretti e Luca Vettori, contro gli imputati Agostino Morlino (amministratore della Rtc spa), Stefano Biondi (datore di lavoro delegato e responsabile del servizio di prevenzione e protezione della Rtc spa), Antonio Di Gravio (preposto alla sicurezza della Rtc spa) e Giammarco La Rosa (dipendente della società Compagnia Portuale Civitavecchia). Il magistrato si è invece riservato di decidere all’udienza del 16 febbraio sulla richiesta da parte dei legali della famiglia di citazione come responsabili civili di Rtc spa, Compagnia Portuale Civitavecchia, Manuport movimentazione (la società proprietaria della ralla portuale che ha travolto Motta) e Unipol Sai.
Agli imputati viene contestata dal pubblico ministero Martina Frattin l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Civitavecchia – La manifestazione al porto per la morte del giovane operaio Alberto Motta
Gli inquirenti hanno esaminato attentamente le immagini delle telecamere di videosorveglianza, riuscendo a stabilire le dinamiche dell’incidente. Il 29enne stava operando con un carrello elevatore, nella fase di movimentazione container, al momento del drammatico infortunio,
Uno “scenario inquietante”, secondo la polizia di frontiera, con riferimento alle carenze formative nell’ambito della sicurezza sul lavoro, “seppure a fronte di operazioni portuali caratterizzate da elevati rischi per i lavoratori”.
Al datore di lavoro Stefano Biondi, in particolare, viene contestato di non avere fornito alla vittima “alcuna formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, né alcuna formazione e addestramento riguardo l’utilizzo delle attrezzature di lavoro per cui è richiesta specifica abilitazione”.
Giammarco La Rosa, che era alla guida del camion, è accusato di “imprudenza, negligenza e imperizia, per avere avviato il mezzo condotto senza avvedersi che Alberto Motta stava caricandovi sopra una cesta piena di twist lock”.
Alberto Motta
Il preposto alla sicurezza Antonio Di Gravio, secondo le conclusioni della procura, “non sovrintendeva né vigilava sull’operazione in banchina” svolta da Alberto Motta, “consentendo che lo stesso conducesse un muletto senza cintura e caricasse inusualmente una cesta piena di twist lock sulla vasca porta ceste non collocata a terra, ma già issata sul rimorchio dell’autoarticolato cobdotto da Giammarco La Rosa”.
Sarebbe inoltre stato adibito “un solo preposto in luogo di due per un’operazione portuale che vedeva l’impiego di una squadra a bordo nave e di un’altra sottobordo in banchina”.
Il 9 marzo dell’anno scorso, l’Autorità portuale convocò i responsabili dei lavoratori per la sicurezza delle imprese al molo Vespucci.
Silvana Cortignani
– Tragedia sul lavoro al porto, al via il processo ai quattro imputati per la morte di Alberto Motta
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



