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Ventenne impiccato in cella, il procuratore generale chiede il processo per una dottoressa e un agente

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Mammagialla - Hassan Sharaf (nel riquadro) chiede aiuto dopo

Mammagialla – Hassan Sharaf (nel riquadro) chiede aiuto dopo essersi procurato dei tagli alle braccia

Fausto Barili

Fausto Barili

Giuliano Migliorati

Giuliano Migliorati

Viterbo – La procura generale chiede il processo per una dottoressa della Asl e un agente della penitenziaria. È uno dei procedimenti scaturiti dalla morte di Hassan Sharaf. Sono accusati di omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta su ex direttore Mammagialla, due medici e tre penitenziari.

Sono ripresi ieri il processo col rito abbreviato e l’udienza preliminare davanti al gup Savina Poli a carico dei sei imputati per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta avocata a sé dalla procura generale di Roma, su richiesta dei familiari della vittima.

È successo due anni fa dopo la richiesta di archiviazione da parte della procura della repubblica di Viterbo sulla morte del detenuto 21enne egiziano deceduto a Belcolle il 30 luglio 2018, sei giorni dopo essersi impiccato in una cella d’isolamento di Mammagialla il 23 luglio, arrivando in ospedale in condizioni disperate.

Tornando al processo, lo scorso 16 novembre la procura generale ha chiesto la condanna a un anno di reclusione per l’ex direttore Pierpaolo d’Andria e otto mesi per il comandante della polizia penitenziaria Daniele Bologna e il capo matricola Luca Floris. D’Andria deve rispondere di omicidio colposo e omissione di atti di ufficio, Bologna e Floris del solo reato di omissione di atti d’ufficio.

Nel corso dell’udienza di ieri si sono costituti responsabili civili ministero dell’interno e Asl di Viterbo, mentre gli avvocati Giuliano Migliorati e Fausto Barili hanno discusso l’udienza preliminare per l’agente responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e la dottoressa di medicina protetta Elena Ninashivili, imputati di omicidio colposo.

È stata nel frattempo stralciata, per motivi di salute, la posizione del responsabile di medicina protetta Roberto Monarca. Il procuratore generale Tonino Di Bona, come per i tre che hanno chiesto di essere giudicati col rito abbreviato, ha chiesto il rinvio a giudizio e le difese il non luogo a procedere. Poi è toccato alle repliche relative alle posizioni dell’ex direttore e dei due penitenziari, con le conclusioni della procura generali e delle parti civili, mentre sono state rinviate al 27 marzo le repliche degli avvocati Luca Chiodi e Marco Russo, rispettivamente difensori di Floris e D’Andria.

Nella stessa data, salvo imprevisti, ci saranno le repliche per difese in abbreviato e camera di consiglio sia per l’abbreviato che per l’udienza preliminare. 

Sempre ieri, nel frattempo, sono stati prosciolti con formula piena dal gup Elisabetta Massini del tribunale di Perugia il procuratore capo Paolo Auriemma e la pm Eliana Dolce, indagati per omissione di atti d’ufficio, per l’omessa apertura di un procedimento penale relativamente all’esposto presentato l’8 giugno 2018 dal garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, sui presunti pestaggi da parte di agenti della penitenziaria ai danni di diversi detenuti, tra cui lo stesso Hassan Sharaf, suicida poco più di un mese dopo, quando gli mancavano poche settimane per essere rimesso in libertà.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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