Viterbo – (sil.co.) – Ha perso la mano destra a sei anni per avere raccolto da terra una bomba, ieri ha mostrato l’arto mutilato in tribunale. Accusato di viaggiare a scrocco in autostrada è stato assolto per non avere commesso il reato, perché non poteva essere alla guida anche se l’auto era la sua.
Tribunale di Viterbo – L’aula di corte d’assise
Protagonista un pregiudicato quarantenne campano, in video collegamento dal carcere di Aversa dove è detenuto per altra causa, durante il processo in cui era imputato di “insolvenza fraudolenta” ai danni della parte civile Autostrade per l’Italia, per avere oltrepassato una miriade di volte a sbafo le barriere Telepass, a bordo della sua vettura, evitando di pagare 5.780 euro di pedaggio.
Secondo l’accusa un habituè, tra giugno e settembre 2018, quando l’auto su cui viaggiava sarebbe passata più volte dal casello di Orte dell’Autosole diretta verso varie città italiane, tanto che la difesa aveva a suo tempo sollevato anche sollevato un’eccezione di competenza territoriale.
Ieri è stato lo stesso imputato a dimostrare che, pur essendo a bordo dell’auto incriminata, non poteva esserne alla guida, avendo una patente per invalidi, che gli consente di guidare solo vetture con comandi speciali.
“Ho detto la verità, un mio amico disse subito di lasciarmi stare perché ero invalido”, ha detto al giudice spiegando la menomazione a causa della quale non poteva essere al volante, difeso all’ultima udienza del processo dall’avvocato Stefano Billi. “Avevo sei anni quando ho raccolto da terra una bomba e mi è esplosa in mano”, ha spiegato.
L’accusa ha comunque chiesto una condanna a 400 euro di multa, ritenendolo responsabile in quanto titolare della vettura “scroccona”. Il giudice Jacopo Rocchi, dopo una breve camera di consiglio, ha assolto il quarantenne “per non avere commesso il reato”. Non poteva essere lui alla guida.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
