Gradoli – All’ergastolo per il duplice omicidio della compagna moldava e della figliastra, scomparse da Gradoli il 30 maggio di quindici anni fa e mai più ritrovate, ieri Paolo Esposito ha potuto lasciare per un’ora il carcere di Mammagialla per andare a trovare la madre 84enne, Maria Lorenzini, ricoverata in gravi condizioni all’ospedale di Belcolle.
Ad accordare il permesso straordinario, su istanza dei difensori di fiducia Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi, è stato il magistrato di sorveglianza Maria Raffaella Falcone. Per il detenuto modello Paolo Esposito – l’ex elettricista oggi 55enne di Gradoli condannato all’ergastolo per il duplice omicidio e l’occultamento dei cadaveri nel 2009 di Tatiana e Elena Ceoban, di 36 e 13 anni – si tratta del secondo permesso.
Il primo, sempre della durata di un’ora, gli fu concesso l’8 marzo 2022 per i funerali del padre novantenne, il carabiniere in pensione Enrico Esposito, morto due giorni prima di Covid a Belcolle. All’epoca, nonostante le tre istanze presentate dalla difesa, gli fu negato di andare a trovarlo per un ultimo saluto. Solo dopo la morte del genitore, due anni fa, fu concessa a Esposito un’ora di permesso per seguire il feretro all’interno del piccolo cimitero del centro dell’Alta Tuscia dove è stato tumulato.
Tribunale – I genitori di Paolo, Enrico Esposito e Maria Lorenzini, in aula durante il processo di primo grado
Stavolta invece il magistrato di sorveglianza del tribunale di Viterbo gli ha concesso un’ora per recarsi a fare visita alla madre in ospedale, disponendo il divieto di incontrare persone diverse dai familiari e la scorta per tutta la durata del permesso, senza l’uso di mezzi di contenzione davanti ai familiari.
Oltre alla madre Maria, tra i congiunti di Esposito c’è la figlia Erika, che oggi ha 20 anni, nata dall’unione con Tatiana, che non avrebbe più ripreso i rapporti con la famiglia paterna interrotti quando, iscritta alla prima elementare, fu affidata a una famiglia di Bologna, città dove lavorava la nonna materna, Elena Nechifor, nel frattempo anche lei deceduta, il 2 gennaio 2017, poco più che sessantenne.
È stata invece espulsa dall’Italia e rimpatriata in Moldavia dopo avere scontato una condanna a 8 anni di carcere per favoreggiamento la cognata-amante di Esposito, Ala Ceoban, oggi 39enne, complice del delitto, il cui movente sarebbe stata la volontà della coppia di vivere alla luce del sole la relazione clandestina tenendo con sé la piccola Erika, che altrimenti sarebbe stata affidata alla madre e rimasta con lei e la sorella maggiore Elena, che oggi avrebbero avuto rispettivamente 51 e 28 anni.
Giallo di Gradoli – Paolo Esposito con la cognata Ala Ceoban e la compagna Tatiana Ceoban
Paolo Esposito è stato arrestato il primo luglio 2009, un mese dopo la scomparsa nel nulla di Elena e Tatiana. Il successivo 5 agosto è stata arrestata anche Ala Ceoban, la cognata-amante, motivo per cui il delitto è stato fin dall’inizio associato alla “coppia diabolica”.
Nel 2019 c’era stato un tentativo di far ottenere all’ergastolano un permesso premio, in virtù della buona condotta. Permesso negato dal magistrato di sorveglianza di Viterbo il 14 agosto di cinque anni fa e poi ancora nei successivi gradi di giudizio. Negato perché il 55enne continua a proclamarsi innocente nonostante una condanna definitiva lo inchiodi alle sue responsabilità quindi potrebbe essere socialmente pericoloso, come si legge nella motivazioni della sentenza del 2 febbraio 2021 con cui anche la cassazione ha rigettato il ricorso della difesa.
Il giallo di Gradoli, nel frattempo, senza cadaveri né confessioni, è rimasto giallo. Dei corpi di Elena e Tatiana, ad oggi, nessuna traccia. Si disse sepolte in uno dei fitti boschi dell’Alta Tuscia, gettate in fondo a un pozzo o nelle profondità del lago di Bolsena o di quello di Mezzano.
Al giallo di Gradoli, il 21 marzo 2020, in pieno lockdown, è stata dedicata l’ultima delle cinque puntate della miniserie “Delitti: famiglie criminali” su Crime+Investigation. Il 25 marzo 2018, invece, Paolo Esposito è stato ospite di Franca Leosini che, per Storie Maledette, su Rai 3, ha ottenuto il permesso di intervistarlo nel carcere di Mammagialla.
Alla domanda “ma Tatiana ed Elena che fine hanno fatto?”, ha risposto: “Me lo domando anche io. L’idea che mi sono fatto è che sono scomparse, e nessuno le ha cercate né le sta cercando”.
Silvana Cortignani
Gli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi

