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Braccianti agricoli sfruttati a Castel d’Asso, l’imprenditore Danilo Camilli rischia un processo con 140 parti offese

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Viterbo – Braccianti agricoli sfruttati, l’imprenditore viterbese Danilo Camilli rischia un processo con 140 parti offese. 

Si è chiusa lo scorso mese di ottobre con la richiesta di rinvio a giudizio dell’indagato l’inchiesta del nucleo investigativo dei carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Michele Adragna, a carico dell’imprenditore viterbese Danilo Camilli, 54 anni, chiamato a comparire a giugno davanti al gup Savina Poli cui spetterà l’ultima parola.

Secondo l’accusa, tra il 2017 e gli inizi del 2022, Camilli avrebbe assunto alle proprie dipendenze numerosi cittadini stranieri, prevalentemente provenienti dai paesi africani, sottoponendoli a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno.

Era il 25 novembre 2022 quando Camilli, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, su disposizione del gip, fu sottoposto a misure cautelari reali per sfruttamento del lavoro presso l’azienda agricola di famiglia, nelle campagne di Castel d’Asso, con 180 dipendenti e attiva da trent’anni nell’ambito della filiera agroalimentare italiana.  Nello specifico,  furono disposti il sequestro preventivo funzionale alla confisca di 540mila euro e il controllo giudiziario dell’impresa.


Viterbo - L'imprenditore agricolo Danilo Camilli

Viterbo – L’imprenditore agricolo Danilo Camilli


Parti offese 140 lavoratori. Solo 18 dei quali italiani, tra cui cinque donne e diversi 50-60enni, a differenza dei 122 addetti stranieri, di età compresa per lo più tra i 25 e i 40 anni. La stragrande maggioranza delle parti offese provengono dal continente africano e dall’est europeo, anche se non mancano gli asiatici, con un numero record di ben 33 lavoratori originari della Nigeria e 20 della Romania. A fine 2022 si contavano oltre 70 persone che collaboravano con l’azienda di Castel d’Asso da oltre cinque anni, alcuni dei quali da 10, 14, 17, 20 e 25 anni. 

“O fai come dico io o te ne vai”. Secondo la procura, chi protestava sarebbe stato minacciato di licenziamento e anche che non sarebbe stato assunto da altri imprenditori. Secondo la difesa l’azienda si sarebbe contraddistinta, tra le altre cose, per l’acquisto di biciclette donate ai lavoratori, o di impianti di illuminazione per renderle più sicure. Camilli avrebbe fornito l’azienda di tre furgoni Ducato per aiutare gratuitamente i lavoratori a raggiungere il luogo di lavoro e, a fine turno, le abitazioni, predisponendo l’acquisto di un quarto veicolo per rendere più confortevoli e agevoli i trasporti.Gli operatori avrebbero potuto contare su una mensa climatizzata, spogliatoi, armadietti e ovviamente servizi igienici.

Inferno braccianti agricoli. Gli operai impiegati nella lavorazione dei campi, in particolare, sarebbero stati sottoposti a condizioni lavorative caratterizzate da lunghissimi turni di lavoro (dall’alba al tramonto, anche fino a tredici ore al giorno), dall’esposizione alle intemperie e talvolta dalla mancata fruizione del giorno di riposo settimanale, ferie e malattie retribuite e dalla corresponsione di remunerazioni palesamenti difformi rispetto ai dettami dei contratti nazionali e provinciali, mentre i salari sarebbero stati in parte corrisposti mediante bonifico ed in parte in nero. I lavoratori non sarebbero stati inoltre dotati di calzature e vestiti idonei da utilizzare in caso di pioggia e non sarebbero state rispettate le condizioni di sicurezza per gli spostamenti degli stessi a bordo di mezzi agricoli.  

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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