L’utilizzo della cannabis light, o cannabis terapeutica, è una pratica molto chiacchierata negli ultimi anni, che è stata introdotta in molti Paesi – Italia compresa – con lo scopo di combattere alcune malattie. Chi ne fa uso pare infatti che riesca a trovare sollievo dal dolore cronico, combattere l’epilessia o contrastare i disturbi e gli effetti collaterali dovuti al cancro e alla chemioterapia.
Cannabis light
A dimostrarlo sarebbero svariati studi, i quali l’avrebbero indicata come possibilità a cui ricorrere, oltre alle situazioni sopra descritte, in caso di:
- disturbi legati alla sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale
- malattie reumatiche e neuropatie, e connesse ai disturbi dell’appetito
- glaucoma
- sindrome di Tourette.
Nonostante ciò, ancora oggi non tutti i pazienti possono liberamente utilizzare la cannabis per poterne trarre i benefici, e questo per diversi motivi: da una parte vi è lo stigma attribuito a questa sostanza a prescindere, dall’altra c’è invece la scarsa informazione e di conseguenza la poca fiducia nei confronti del prodotto da parte delle persone. Eppure, nel nostro Paese una legge a favore della cannabis terapeutica, sulla carta, c’è.
Cannabis terapeutica: cosa dice la legge italiana
In Italia dal 2006 i medici hanno la possibilità di prescrivere medicinali a base di cannabis terapeutica, da preparare in farmacia e destinati allo specifico paziente. Per il Ministero della Salute, a questo scopo sono consentite due varietà di cannabis:
- FM1, disponibile dal 2018 e contenente una percentuale di THC tra il 13% e il 20% e una percentuale di CBD inferiore all’1%;
- FM2, disponibile dal 2016 e contenente una percentuale di THC tra il 5% e l’8% e una percentuale di CBD compresa tra il 7,5% e il 12%.
Queste sono le uniche due sostanze coltivate e prodotte in Italia secondo le normative europee. Il CBD, in particolare, è la molecola della Cannabis Sativa che ha effetti benefici ed è facilmente reperibile in svariati prodotti all’interno di shop CBD di alta qualità.
In Italia mancano quasi 3000 chili di cannabis terapeutica
Ad occuparsi della produzione di cannabis medicinale è anche lo Stabilimento Chimico Farmaceutico militare di Firenze, un centro d’eccellenza dalla storia parecchio importante. Nonostante il prestigio e la notorietà di questo Istituto, gli esperti che ci lavorano non sono ancora in grado di rispondere alla grande richiesta di prodotto. In sostanza, non si è ancora capaci di produrre la giusta quantità di cannabis terapeutica che possa soddisfare le necessità di tutti i pazienti.
A stabilire quanto prodotto manca in Italia è stato un rapporto delle Nazioni Unite del 2021, l’Estimated World Requirements of Narcotic Drugs dell’International Narcotic Control Board. Da questa ricerca è emerso che nel nostro Paese mancano ogni anno circa 2900 chili di cannabis terapeutica, un numero estremamente alto rispetto a quello che indica la quantità di prodotto che l’Istituto riesce effettivamente a produrre (ovvero 150 chili l’anno).
Le regioni che ostacolano produzione e commercio di CBD
Se da un lato nel 2022 il Ministero della difesa aveva lanciato un bando con l’obiettivo di estendere la coltivazione e produzione della cannabis terapeutica anche ai privati, dall’altro c’è la posizione di alcune regioni che pare vogliano ancora contrastarne la commercializzazione.
Sempre nel 2022, la Sardegna aveva approvato la legge che normalizzava la promozione della filiera della canapa allo scopo di sviluppare l’industria locale, tra l’altro sostenibile, presente sull’isola. Secondo la Corte Costituzionale, però, non è accettabile la proposta di commercializzazione della Cannabis Sativa, in quanto i prodotti ottenibili da essa andrebbero oltre le competenze della Regione in fatto di agricoltura, e potrebbero mettere in pericolo la salute pubblica. La legge ha respinto anche le eccezioni riguardo la cannabis terapeutica, nonostante ce ne sia sempre più bisogno.
Ancora una volta, quindi, la legislatura si dimostra poco chiara e poco pronta ad aprirsi alla frontiera della cannabis light, e ad ascoltare il parere della scienza che a questo prodotto ha già attribuito benefici non indifferenti per tutti i malati che soffrono. Lo Stato dovrebbe necessariamente fare qualcosa, e agire il prima possibile, anche perché la coltivazione della cannabis potrebbe pure portare a diversi vantaggi anche per la sostenibilità ambientale sarda.
