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“Casa in un palazzo storico invasa dal puzzo di fritto del ristorante, dove sta la sindaca?”

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Bagnaia

Bagnaia

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Segnalazione di una comune cittadina. È proprio il caso di dire “comune” perché amici santi, in quel paradiso di palazzo dei Priori, la cittadina in questione, cioè me, sembra non averne.

Ma c’è anche da dire che nessuno avrebbe mai potuto immaginare che presso il comune di Viterbo l’attività amministrativa, per essere esercitata con i dovuti crismi previsti e sanciti dalla legge, richiedesse quale condicio sine qua non indefettibile l’intercessione di una divinità amica.

Ebbene, quanto segue è quel che accade a una residente nel suggestivo borgo di Bagnaia, nel contesto di una palazzina storica dove al pianterreno opera un’attività di ristorazione che, nonostante abbia ormai aperto da qualche anno, non ha ancora provveduto a sostituire gli impianti di smaltimento di fumi e odori con appositi impianti termici a norma di legge.

Ho rappresentato fin da subito la situazione di oggettivo disagio dovuto all’intensità della esalazione di fumi e odori provenienti dal ristorante; se non fosse che i titolari dell’esercizio commerciale si mostravano refrattari a qualsiasi intento di risoluzione bonaria delle delineate spiacevoli contingenze.

Il corso degli eventi rendeva la situazione tanto insopportabile al punto da costringermi a segnalare quanto sopra alle autorità territorialmente competenti. Intervenivano, così, Asl e comando locale dei vigili urbani che, accertando e riscontrando l’effettiva irregolarità della canna fumaria di scarico, invitavano i ristoratori a sostituirla.

Tuttavia, la situazione non faceva altro che degenerare: il sistema di abbattimento dei fumi e degli odori, adottato dai ristoratori a seguito dell’eliminazione della canna fumaria, non risultava, né tantomeno risulta allo stato attuale, idoneo alla risoluzione della problematica igienico-sanitaria segnalata.

A gennaio dello scorso anno interveniva l’ufficio comunale settore VI lavori publici-manutenzioni diffidando i ristoratori di provvedere immediatamente a mettere in atto tutti i provvedimenti necessari ed opportuni al fine di ripristinare le originarie condizioni di salubrità, igiene e sicurezza con l’avvertimento che, in caso di inottemperanza, sarebbe stata emessa apposita ordinanza sindacale.

Ebbene, iniziavo a vedere la luce in fondo al tunnel di questa galeotta canna fumaria. Iniziavo a credere che sarei potuta entrare nell’androne della mia abitazione senza essere investita dal puzzo insopportabile di fritto; che finalmente avrei potuto aprire le finestre di casa respirando aria fresca, pulita e salubre e non più quell’olezzo nauseante degli scarichi di un impianto termico vetusto; che la mia palazzina storica avrebbe potuto godere nuovamente della dignità che merita un bene culturale.

E, invece, no. Nulla di quanto auspicato si sarebbe, di lì a poco, verificato.

I mesi passavano eppure nessuno si vedeva all’orizzonte, perciò, la sottoscritta comune cittadina, indignata, amareggiata, sconfortata e delusa dal buco nero di questo sistema, si prodigava a sollecitare nuovamente l’amministrazione comunale affinché ottemperasse essa stessa ai suoi doveri. Tutto e tutti, però, rimanevano solerti, inermi, indifferenti. 

Così, si richiedeva l’intervento della Sovrintendenza per i beni culturali della provincia di Viterbo che adiva immediatamente la procura della repubblica locale affinché venisse accertato e perseguito il reato ambientale. Ebbene, è passato un anno e più e ancora la situazione non è stata ripristinata.

Eppure, bastava così poco per mettere un impianto a norma rispettando quanto sancito dalla legge nonché per ottemperare ad un provvedimento amministrativo. Bastava poco per garantire e tutelare la sicurezza e i diritti dei propri cittadini. 

Bastava poco, eppure. Una riflessione, però, è d’obbligo: che fine ha fatto il senso di giustizia e di legalità che in tempo di campagna elettorale compenetrava la sindaca al punto da vederla girare per le vie della città con tanto di pala per la neve e di cesoie per le erbacce alla mano? Egregia sindaca, non si sente più mossa da quel sentimento di sincero amore per i cittadini, per Viterbo e per i suoi caratteristici borghi? Per la cultura di questa sulfurea terra viterbese? Per le ricchezze storico-artistiche che vengono profanate e depredate con il tacito consenso dei pochi, ma sotto gli occhi attenti dei più?

Io nel frattempo, dopo quasi due anni dalle prime segnalazioni, sono ancora in cerca di giustizia per lei e per il suo prezioso bene culturale da salvaguardare e difendere da questo terribile puzzo ripugnante. E non si sta parlando del fritto, ma del sistema.

Francesca Balducci


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