Viterbo – Casi di scabbia in aumento in provincia, ma la Asl smorza ogni preoccupazione. “È una malattia non grave, che va conosciuta e curata, non certo stigmatizzata”. L’infettivologa e direttrice dei servizi di igiene pubblica, Silvia Aquilani, ci tiene a sottolinearlo.
Silvia Aquilani
“Esiste un incremento di segnalazioni di casi di scabbia nelle comunità della Tuscia – spiega -. Ci sono segnalazioni nelle scuole, dagli asili alle superiori. Ci sono segnalazioni che arrivano da strutture per anziani e socioassistenziali. Ed è giusto dirlo. È giusto farlo sapere alle comunità. Ma è nostro dovere farlo non per creare allarme, che è assolutamente ingiustificato, ma per sensibilizzare le persone”. Su come vada riconosciuta, su cosa fare. Quindi chiamare un dermatologo quando si sente del prurito sempre più insistente, farsi fare una diagnosi, iniziare la terapia e mettere in atto tutta una serie di precauzioni per prevenire nuovi casi.
“La scabbia – spiega la dottoressa Aquilani -, è una patologia parassitaria diffusa e diffusiva che deve essere adeguatamente riconosciuta. Si trasmette da persona in persona, con contatti continui e ripetuti, e per questo quando ne viene segnalato un caso, la biancheria, gli oggetti personali dalla persona infetta possono essere a rischio. Occorre quindi lavare gli indumenti ad almeno 60 gradi. Mentre quello che non può essere lavato – prosegue -, deve essere chiuso in una busta di plastica e tenuto per una settimana senza essere utilizzato”. Accorgimenti e comportamenti per evitare nuovi possibili casi.
Viterbo – Il reparto malattie infettive dell’ospedale di Belcolle
“Ma la scabbia non sta dilagando in provincia, c’è semplicemente un incremento della segnalazione dei casi – sottolinea ancora -. Non bisogna preoccuparsi, occorre saperla gestire. Bisogna conoscerla, così come occorre conoscere ogni altra malattia che possiamo contrarre”. E purtroppo proprio la disinformazione porterebbe a situazioni di difficile gestione anche con le famiglie in cui si registrano casi. “Molto spesso quando vengono contattate non ci rispondono, sembrano vergognarsi – sottolinea ancora l’infettivologa -. Ma questa omertà non fa altro che giocare a favore della malattia stessa e dell’incremento dei contagi. La scabbia non è una malattia da stigmatizzare e di cui avere paura. Chi lo fa è solo perché disinformato”.
Per questo tra le proposte della Asl c’è quella di progetti di formazione. Nelle scuole, tra studenti e docenti. Nelle strutture sanitarie, tra personali e pazienti. “Una malattia banale, non grave – conclude -. Una malattia diffusiva che va conosciuta, diagnosticata e trattata. Non stigmatizzata”.
Barbara Bianchi

