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“Chiediamo dei ristori per l’aumento del prezzo del diesel agricolo, di eliminare l’iva sulle accise e incentivare la ricerca per la transizione energetica”

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Orte - Agricoltori in protesta al casello autostradale

Orte – Agricoltori in protesta al casello autostradale

Orte – Riceviamo e pubblichiamo – In qualità di coordinatore del presidio degli agricoltori di Orte, chiedo che vengano presi in considerazione quei determinati fattori che oggi rendono impossibile l’esercizio delle attività agricole e applicate rapidamente e con fermezza delle soluzioni facilmente praticabili e prontamente attuabili al fine di colmare quelle carenze politiche e normative che hanno portato gli agricoltori a manifestare con decisione su tutto il territorio nazionale.

Come è noto i costi dell’energia elettrica, dei fertilizzanti, del gasolio, dei fitofarmaci e di tutto ciò che è necessario al regolare svolgimento delle attività agricole hanno raggiuto valori mai visti in precedenza e ad oggi i provvedimenti attuati per mitigare i danni provocati da questi rincari non hanno sortito l’effetto desiderato.

Le fallimentari, discutibili e fantasiose politiche ecologiste dell’unione europea hanno completato quel quadro disastroso che ha messo in movimento su tutto il continente la protesta degli agricoltori.

A tutto ciò va aggiunto che il governo si è posto l’obiettivo di raggiungere nel breve periodo la sovranità alimentare per la nostra nazione, obiettivo si potrà raggiungere solo coltivando la terra ed allevando gli animali e che ad oggi questi compiti, tutt’altro che facili, sono demandati a noi agricoltori.

Ribadisco che tutte le voci, della sempre più crescente protesta, chiedono di attuare dei provvedimenti rapidi per poter garantire una fornitura alimentare adeguata a tutta la nazione e un lavoro dignitoso agli operatori del nostro comparto.

Da uno studio attento dei costi che concorrono all’esercizio di un’azienda agricola emerge che il carburante è una delle voci che incide di più e per questo è necessario intervenire subito per regolare i costi dei carburanti agricoli e

Considerato

che il prezzo all’ingrosso del gasolio è definito da Platts, agenzia specializzata, con sede a Londra, che definisce il valore, in dollari americani, a cui una tonnellata di benzina o di gasolio può essere venduta dalle raffinerie;

che negli ultimi due anni il prezzo del gasolio all’ingrosso è aumentato fino ad arrivare alle quotazioni di 1,2 euro/litro di fine marzo 2022;

che la tendenza ad aumentare di prezzo è ben definita dai dati pubblicati sul sito del Mise;

che gli attuali costi del gasolio agricolo, comprendenti accise ridotte e iva al 4%, in nessun modo facilitano l’esercizio delle attività agricole;

che sommando le voci che compongo il prezzo del gasolio agricolo si è arrivati in marzo 2022 al costo parossistico di oltre 1,5 euro/litro;

che il costo all’ingrosso definito ad oggi risulta la componente più importante nella definizione del prezzo finale del gasolio agricolo;

che le misure applicate dal governo con il recente taglio delle accise non hanno comportato nessun vantaggio per le aziende agricole

Chiediamo

– Nell’immediato di prevedere dei ristori sotto forma di erogazione diretta in misura proporzionale all’aumento del prezzo del diesel agricolo rispetto ad un prezzo di riferimento individuabile come la media degli anni 2016-2020 (ad esempio). Le regole per il riconoscimento dei “ristori” potrebbero essere mutuate da quelle utilizzate attualmente per l’acquisto del diesel agricolo (imprenditore agricolo iscritto negli elenchi degli IA, libretto di controllo, quantità del combustibile si assegnata attraverso i CAA sulla base alla misura di terreno, alle colture coltivate su di esso e alle macchine possedute). L’intervento volto al riconoscimento di un credito di imposta, come stiamo attualmente vedendo, non ha sortito effetti soddisfacenti. In primis per la necessità da parte degli agricoltori di anticipare le somme, in secundis a causa dei regimi fiscali che caratterizzano il comparto agricolo. Infine, risulta chiaro che il meccanismo della cessione dei crediti fiscali sta mostrando tutte le debolezze legate agli interventi schizofrenici del legislatore e degli enti chiamati ad interpretare la normativa.

 – Nel breve periodo: eliminare il meccanismo di applicazione dell’IVA sulle accise

– Nel medio periodo: incentivare le attività di ricerca e sviluppo in campo agricolo per la realizzazione o l’applicazione di tecnologie innovative volte alla transizione energetica in modo da limitare i danni potenziali legati all’aumento del prezzo dei carburanti fossili nel prossimo futuro.

Altro problema che affligge la produzione agricola è la sproporzionata presenza di fauna selvatica, soprattutto cinghiali, che danneggia irrimediabilmente le nostre coltivazioni, a questo proposito, è necessario provvedere con effetto immediato a:

– Allungamento del periodo di caccia per squadre e singoli cacciatori di almeno 2 mesi (vedi regione Molise) possibilmente nei mesi di febbraio e marzo per aumentare la sicurezza di tutti (bosco privo di fogliame) e, quindi, per abbattere animali prima della riproduzione.

 – Permettere alle squadre iscritte (regolarmente e paganti tasse nazionali) di procedere ad abbattimenti nelle zone interdette anche sotto sorveglianza degli enti preposti durante tutta la stagione venatoria per limitare, in questo modo, l’enorme aumento di cinghiali : in queste aree gli ungulati trovano rifugio sfuggendo alla caccia per poi ritornare una volta chiusa la stagione venatoria. E/O comunque, abolire le aree di caccia assegnate a squadre predeterminate (tutti i cacciatori possono cacciare dappertutto, ove sia consentito)

 – Permettere agli agricoltori di abbattere questi animali nocivi nelle loro aziende tutto l’anno: ovviamente se muniti di regolare licenza di caccia o con l’ausilio di chi ne sia in possesso.

– Per ultimo chiedere aiuti economici sotto forma di rimborso parziale o totale per l’acquisto e la posa in opera di recinzione e dissuasori.

 – Valutare inoltre la possibilità di controllo della popolazione di questi animali, tramite sterilizzazione, pratica che sembra già attuata negli Stati Uniti.

Da addetti ai lavori sappiamo benissimo quali sono i nostri problemi e quali sono le soluzioni praticabili. Abbiamo urgente necessità di creare le condizioni economiche, politiche e sociali affinché́ le nostre aziende possano continuare a produrre cibo il prossimo anno e per questo è necessario:

-bloccare per l’anno venturo il pagamento dei mutui contratti per effettuare investimenti su immobili agricoli ed attrezzature;

 -garantire un prezzo normale alle forniture energetiche necessarie al regolare svolgimento delle nostre attività;

-fermare tutte le distorsioni sulle filiere agroalimentari che portano a rincari speculativi sull’utente finale ma che nulla concedono al produttore.

 -iniziare a distinguere correttamente all’interno delle filiere agroalimentari quali sono veramente i prodotti coltivati e trasformati sul Suolo nazionale da quelli importati.

-provvedere ad una nuova disciplina delle assicurazioni sui raccolti. Al fine di evitare sovraccosti per le compagnie assicurative e scarsi riconoscimenti di danno per le Aziende agricole ci permettiamo di suggerire di applicare un’obbligatorietà delle assicurazioni sui raccolti, su modello rc auto, al fine di garantire un cospicuo fondo da cui accedere per gli eventuali risarcimenti.

 -togliere dalla legge finanziaria l’irpef per gli agricoltori e la rivalutazione dei redditi dominicali.

Questa inaspettata scelta del governo suscita delle domande sulla qualità della politica di sovranità alimentare annunciata negli slogan elettorali e introdotta nella stessa definizione del ministero dell’Agricoltura. Come è possibile riconoscere due calamità naturali come la gelata del 2021 e la siccità del 2022, sancirle con l’erogazione di contributi alle aziende per far fronte alle grandi difficoltà che hanno incontrato, data la grave mancanza di produzione, e poi punirle con un ingiustificato aumento delle tasse? Normalmente, secondo un principio di solidarietà e, permettetemi, anche di civiltà, chi viene colpito da calamità naturali non solo è aiutato con contributi economici ma è anche esentato dalle tasse per un per un periodo di tempo. Tale esenzione temporanea è necessaria per ristabilire un equilibrio sia economico che sociale.

Se queste richieste non verranno ascoltate molte aziende a breve saranno costrette a cessare la propria attività con conseguente abbandono della terra e riduzione   della produzione.

È inutile descrivere quali saranno le ripercussioni sociali, economiche e politiche di tale verosimile e prossima eventualità ma è utile tenere a mente che in ogni azienda non più produttiva c’è un imprenditore disperato. Va evitato con determinazione che questa disperazione sempre più diffusa diventi terreno fertile per speculazioni opache e niente affatto producenti per il settore primario nazionale.

Non chiediamo assistenza, chiediamo di avere le condizioni per poter lavorare nel 2024 e negli anni avvenire.

Non chiediamo di stravolgere il nostro settore, ma chiediamo di poter attuare l’intento politico del governo che fortunatamente prevede la sovranità alimentare.

 

Tonino Monfeli
Coordinatore del Presidio degli Agricoltori


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