Viterbo – Polizia e carabinieri in centro
Viterbo – (sil.co.) – Il 12 ottobre 2010 fu condannato dal tribunale di Viterbo a sei anni di carcere per i delitti, unificati per continuazione, di rapina pluriaggravata in concorso e di lesioni personali aggravate. Fatti risalenti all’anno precedente, il 2009, quindici anni fa.
Ma quella sentenza non è mai diventata definitiva, essendo passata nel frattempo due volte al vaglio della corte d’appello (l’8 novembre 2018 e il 8 aprile 2023) e altre due della corte di cassazione che, lo scorso 10 gennaio, ha annullato anche la seconda sentenza di secondo grado, con rinvio ad altra sezione per un nuovo giudizio, il terzo davanti alla corte d’appello.
Protagonista un noto pregiudicato viterbese oggi 37enne, salito agli onori della cronaca quando aveva 22 anni assieme ad un coetaneo ventenne, il 2 dicembre 2009, per un grave episodio avvenuto nel capoluogo. L’accusa era di avere preso per il collo la vittima con una cintura per una rapina da 200 euro
Un mese fa la cassazione ha accolto il ricorso contro la sentenza con cui, il 7 aprile 2023, la corte d’appello di Roma aveva rideterminato la pena, in riforma della sentenza del tribunale di Viterbo del 12 ottobre 2010, decidendo a seguito di un precedente annullamento con rinvio da parte della suprema corte.
Il presunto complice, anche lui pregiudicato, oggi 35enne, è stato nel frattempo condannato in via definitiva a a tre anni e 15 giorni con lo sconto di un terzo del rito abbreviato, che gli è stato riconosciuto solo di recente dai giudici d’appello bis, in seguito al parziale accoglimento del ricorso per cassazione della difesa contro la sentenza di secondo grado. Lo scorso 11 luglio, diventata la condanna definitiva, il 35enne è stato arrestato e condotto a Mammagialla in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla procura della repubblica di Viterbo a sentenza definitiva.
Il difensore Remigio Sicilia
La sentenza impugnata dal 37enne invece è stata annullata il 10 gennaio, con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della corte di appello di Roma. Gli ermellini hanno accolto l’eccezione di nullità dell’avvocato Remigio Sicilia, per l’omessa notificazione dell’avviso di fissazione del processo d’appello all’unico difensore di fiducia dell’imputato, essendo stato quell’atto notificato ad un precedente difensore poi revocato.
L’imputato, come detto, era appena 22enne quando, nella tarda serata del 2 dicembre 2009, assieme al ventenne, si rese protagonista di un grave episodio di violenza avvenuto a Viterbo, dove la coppia avrebbe bloccato un uomo con una cintura al collo, picchiandolo e rapinandolo del portafoglio, di un carnet di assegni e di una sim card.
Gli aggressori, già noti nonostante la giovane età alle forze dell’ordine, furono intercettati nel giro di poche ore da carabinieri e polizia che, non appena scattato l’allarme, si sono precipitati in soccorso della vittima e messi sulle tracce dei rapinatori.
L’uomo, fornendo un dettagliato identikit, avrebbe spiegato di avere conosciuto i futuri rapinatori in un bar e di essersi intrattenuto con loro i quali, dopo averlo bloccato con una cintura al collo e pestato, gli avrebbero portato via il portafogli, all’interno del quale c’erano circa 200 euro, oltre a un carnet di assegni e alla sim card.
Secondo la difesa il portafoglio non sarebbe stato sottratto con violenza dai pantaloni della vittima, bensì sarebbe stato lui a dimenticarlo sul bancone del bar.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

