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Ex direttore delle poste avrebbe truffato 90mila euro ai clienti, tra le prove articoli di stampa

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Castel Sant’Elia – (sil.co.) – Truffa dei buoni postali, una serie di articoli di stampa sono stati ammessi tra le prove prodotte da Poste Italiane, parte civile contro l’ex direttore dell’ufficio di Castel Sant’Elia accusato di peculato. Ma per sentire i primi testimoni dell’accusa bisognerà aspettare il 14 gennaio del 2025.


Ufficio Postale di Castel Sant'Elia

Ufficio Postale di Castel Sant’Elia


È ripreso martedì davanti al collegio del tribunale di Viterbo il processo per peculato all’ex direttore dell’ufficio postale di Castel Sant’Elia che avrebbe sottratto 90mila euro ai clienti. Fu denunciato a inizio 2018 dalla finanza nell’ambito dell’operazione “Confidence” della guardia di finanza. Al processo, che si è aperto il 9 gennaio, si sono costituiti parte civile Poste Italiane tramite il proprio legale e le otto presunte vittime assistite dall’avvocato Mara Mencherini.

Poste italiane ha chiesto l’ammissione tra le prove di alcuni documenti, tra i quali sono stati ammessi dal collegio, che alla scorsa udienza si era riservato, una serie di articoli di stampa relativi alla vicenda che ha visto coinvolto in negativo il dipendente dell’azienda. Articoli di giornali cartacei e online che sono stati acquisiti quindi nel fascicolo del processo.

Imputato un quarantenne di Sutri. T.S., all’epoca responsabile della filiale di Castel Sant’Elia, finito al centro di un’indagine della guardia di finanza di Civita Castellana, coordinata dalla procura della repubblica del capoluogo, che secondo l’accusa tra luglio 2016 e l’inizio del 2018 avrebbe sottratto decine di migliaia di euro ai clienti.

Contro l’ex direttore si sono costituiti parte civile Poste Italiane e le otto vittime accertate al termine dell’inchiesta sfociata a gennaio 2018  nella sospensione dal lavoro e nella denuncia a piede libero dell’imputato, scattate nell’ambito dell’operazione denominata “Confidence”.

Tutto sarebbe nato dalla denuncia di Poste Italiane e di una cittadina che, all’atto di incassare dei buoni fruttiferi postali, aveva notato che la somma accreditata sul libretto era nettamente inferiore a quanto le era dovuto. I militari, in breve, hanno ricostruito tutti i rimborsi di buoni fruttiferi eseguiti dall’ufficio postale di Castel Sant’Elia nel corso dell’anno precedente. 

Una decina le parti offese, persone anziane e non, che avrebbero subito ammanchi da alcune centinaia a oltre 10mila euro. Il direttore avrebbe fatto accomodare la vittima di turno in un locale separato e, dopo aver controllato l’ammontare del rimborso, senza comunicarlo, avrebbe chiesto al malcapitato se preferisse l’accredito dell’importo direttamente sul proprio conto corrente. In caso di risposta positiva avrebbe quindi versato una parte sul conto del cliente, tenendo per sé la restante, fatta figurare come consegnata in contanti.

Ingenti i versamenti “sospetti” in entrata, individuati dalla guardia di finanza durante le indagini, per oltre 90mila euro, da luglio 2016 a gennaio 2018, un importo ben lontano dalla normale retribuzione.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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