Violenza sulle donne – foto di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – “Faceva festini a base di droga in casa mentre allattavo, fumava spinelli davanti alle bambine, ci portava con lui in macchina per non farsi fermare quando andava a Roma a comprare lo stupefacente da spacciare”. E se la compagna provava a fiatare erano botte.
Senza farsi scrupolo della presenza delle figlie minorenni: “Il massimo è stato quando si è giocato alle macchinette i soldi per la torta di compleanno di una delle figlie e lo stesso giorno ho scoperto che aveva rubato i soldi delle mance di un’altra”.
È la drammatica testimonianza, martedì davanti al collegio, di una 45enne presunta vittima di violenza domestica, che sarebbe stata perpetrata per 15 anni dall’ex compagno imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia.
L’uomo è stato denunciato per la prima volta non dalla moglie bensì dalla suocera, anche lei vittima di percosse, che non riuscendo a convincere la figlia a sporgere denuncia e chiudere la relazione, ha vuotato lei il sacco, dopo essersi dovuta far medicare dai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle.
“Ero innamorata, continuavo a dargli un’altra possibilità. Intanto il tempo passava e a un certo punto la mia sudditanza era tale, che avevo paura che mi leggesse nel pensiero”, ha detto in aula la parte offesa, spiegando perché abbia subito per così tanti anni prima di decidersi a chiedere aiuto.
L’imputato, nel frattempo, avrebbe lavorato a singhiozzo, tenuto lo stipendio per sé, si sarebbe fatto più volte licenziare per le sue condotte, sarebbe stato arrestato per spaccio e avrebbe sperperato i soldi di casa per comprare droga e giocare alle slot machine.
“Mi hanno salvata il maresciallo che comandava la locale stazione dei carabinieri e la fede, che ho trovato grazie a un religioso che mi ha porto il suo aiuto quando pensavo che non lo avrebbe fatto nessuno. Mi faceva fare le pulizie e gestire la cucina, consentendo a me e alle mie figlie di andare avanti. Lo considero il mio angelo”, ha spiegato.
Carabinieri
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

