Vetralla – (sil.co.) – In fuga dal compagno in un b&b della Tuscia lo accusa: “Costretta a portare le maniche lunghe per coprire i lividi sulle braccia”. L’avrebbe anche minacciata di bruciarle la faccia con l’acido. È la vicenda della giovane mamma meridionale il cui calvario si è concluso a maggio dell’anno scorso in un b&b della Tuscia quando, terrorizzata, ha trovato il coraggio di chiamare i carabinieri e denunciare il compagno.
Violenza
Accusato di maltrattamenti in famiglia un pregiudicato 29enne. Il procedimento col giudizio immediato cui l’imputato è sottoposto è entrato nel vivo martedì davanti al giudice Giovanna Camillo, che per prima ha ascoltato la presunta vittima oltre a uno dei carabinieri che si sono occupati del caso.
La giovane mamma ha ricostruito in aula perché lo scorso 15 maggio si sia decisa a denunciare il compagno, dopo un calvario durato sette anni, vissuto in una provincia del meridione e culminato in una escalation di violenza che avrebbe avuto per cornice un bed and breakfast di Vetralla, dove la coppia alloggiava da un paio di settimane con la figlioletta perché l’uomo era dovuto salire nella Tuscia per un processo.
Tra le prove prodotte dall’accusa anche una chiavetta usb contenente gli screenshot dei messaggi e i file audio dei vocali che l’imputato avrebbe inviato tramite Whatsapp alla parte offesa.
Si sarebbero messi insieme da giovanissimi, appena ventenni, nel 2016. Lui pregiudicato per furti, droga e armi, nonché assuntore di sostanze stupefacenti. “Era geloso, ha iniziato a picchiarmi dopo appena un paio di mesi, d’estate ero costretta a indossare abiti con le maniche lunghe per coprire i lividi sulle braccia”, avrebbe raccontato la donna che, per un periodo, avrebbe tentato di tagliare i ponti andando a lavorare all’estero.
Rientrata in Italia dall’estero, si sono rimessi insieme ed è rimasta incinta: “Erano botte anche in gravidanza, mi prendeva a pugni e calci, minacciava di bruciarmi la faccia con l’acido”. Le minacce di tirarle l’acido sarebbero state una costante: “Nata la bambina, ha cominciato a minacciarmi di portarmi via la figlia e di ingaggiare terze persone per farmi violentare”.
Il difensore Luigi Mancini
“Ti faccio violentare, ti brucio la faccia con l’acido”, sarebbero state le minacce ricorrenti cui sarebbe stata sottoposta per anni la presunta vittima, sua coetanea, ritenuta attendibile dagli inquirenti per la puntualità dei fatti riferiti nonostante si sia decisa tardi a denunciare, ammettendo i vari tentativi di riallacciare la relazione.
Il giorno della denuncia, sporta a Viterbo a metà maggio, l’avrebbe minacciata col gesto del “ti taglio la gola” davanti alla figlia piccola. Pochi giorni prima, il 6 maggio, il 29enne si sarebbe allontanato e la compagna, dopo lunghe ricerche, lo avrebbe trovato sul litorale ferito e dolorante, in stato di evidente alterazione, pronto ad accusarla di essere lei la responsabile delle lesioni.
Sottoposto dal tribunale di Viterbo alla misura dell’allontanamento dalla casa familiare nella regione di residenza e al divieto di avvicinamento a meno di 100 metri dai luoghi frequentati dalla parte offesa, per l’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, il processo si è aperto il 5 dicembre, con l’ammissione delle prove, in seguito all’accoglimento della richiesta di giudizio immediato della procura. La difesa, due mesi fa, anticipò di voler sentire la madre del 29enne sulle dinamiche della relazione della coppia.
Si torna in aula ad aprile.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

