Viterbo – La commemorazione di Giovanni Palatucci
Viterbo – “Ricordare Palatucci vuol dire ricordare che c’è stata umanità anche in un periodo in cui l’umanità era scomparsa. Lui e altri giusti hanno dato positività, futuro, aspettative”. Sono parole di Stefano Grego, testimone della Shoah e professore universitario intervenuto questa mattina alla commemorazione di Giovanni Palatucci all’istituto superiore Paolo Savi di Viterbo dove, in sua memoria, è stato piantato un albero di ulivo all’ingresso della scuola e dedicata una targa. Entrambi dono della provincia di Viterbo.
Stefano Grego
Palatucci, medaglia d’oro al valore civile e giusto tra le nazioni di Israele, è stato funzionario di polizia e questore della città di Fiume fino al 1944. Giovanni Palatucci ha salvato oltre 5mila ebrei evitandone la deportazione e lo sterminio. Per questo il 22 ottobre del 1944 venne arrestato dalla Gestapo e deportato a Dachau dove morirà, a causa delle torture subite, il 10 febbraio 1945.
Viterbo – La commemorazione di Giovanni Palatucci
“Quando parliamo di giusti tra le nazioni – ha detto Grego – non facciamo altro che ridare dignità al popolo. Popolo che era rimasto fermo di fronte a quello che stava succedendo”.
Grego ha parlato anche del diario della madre Giuseppina Piperno Grego, sopravvissuta al 16 ottobre 1943 quando i tedeschi deportarono gli ebrei romani sterminandoli nei campi dell’Est Europa.
Viterbo – La commemorazione di Giovanni Palatucci
“Mia madre ci ha lasciato un diario in cui racconta il 16 ottobre 1943 in una maniera in cui non ce lo aveva mai detto – ha spiegato Grego -. Mio padre e mia madre ci hanno protetto. Non volevano che crescessimo nell’odio e nel rancore. Voleva che noi avessimo il sorriso. Un diario che abbiamo pubblicato per rendere partecipe chi lo legge dei terribili eventi che hanno caratterizzato la dittatura nazista e fascista”.
Viterbo – La commemorazione di Giovanni Palatucci
Nell’aula magna del Paolo Savi, assieme a Grego ci sono anche la dirigente scolastica Paola Bugiotti, il provveditore agli studi Daniele Peroni, la sindaca Chiara Frontini, il presidente della provincia Alessandro Romoli, il prefetto Gennaro Capo, il questore Fausto Vinci, il vicequestore Roberto D’Amico, il comandante provinciale della guardia di finanza Carlo Pasquali, il comandante dei carabinieri Felice Bucalo, il comandante della polizia locale Mauro Vinciotti, il cappellano della questura don Flavio Valeri, il consigliere comunale Umberto Di Fusco e la vice comandante della polizia Rita Patara.
Fausto Vinci
“Palatucci era un poliziotto normale – ha spiegato Vinci – che giovanissimo viene mandato alla questura di Fiume, all’epoca città italiana che dopo la seconda guerra mondiale è stata assegnata alla Jugoslavia. Palatucci dirigeva l’ufficio immigrazione. Nel 1943 diventa questore della citta di Fiume. Palatucci cancellò tutte le prove per identificare gli ebrei. Riescì così a non farli deportare. Oltre ad essere giusto tra le nazioni e medaglia d’oro al valore civile, lo stato di Israele gli ha dedicato un bosco con 5 mila alberi e il Vaticano, nel 2004, lo ha nominato servo di Dio, avviando in tal modo il percorso verso la beatificazione”.
Paola Bugiotti
“È un onore per tutti noi ospitare questo evento – ha commentato Bugiotti -. Perché Palatucci è stato un esempio positivo di altruismo. Questa commemorazione ci dà anche l’occasione per ricordare un periodo storico terribile che non dobbiamo dimenticare, ma trasmettere ai giovani e alle future generazioni”.
Gennaro Capo
“È fondamentale – ha poi aggiunto Capo – che la nostra memoria venga passata ai giovani per tramandarla al futuro. Quella di di Palatucci è una delle pagine positive che hanno caratterizzato quel periodo terribile. Palatucci ha conservato sempre vivo il senso di umanità, ispirando al bene la vita di tutti i giorni”.
Alessandro Romoli
“Palatucci – ha proseguito Romoli – è una persona cui far riferimento per quello che ha compiuto con spirito di sacrificio per gli altri. Avrebbe potuto vivere tranquillamente la sua vita e invece ha voluto sacrificarsi per gli altri. Una persona da emulare nella vita quotidiana, in un’ottica di coscienza civica”.
Chiara Frontini
“La riscoperta e la narrazione di questa figura – ha sottolineato Frontini – ha un valore importante. La figura di Palatucci è una figura di unione e pacificazione nazionale, perché è stato un uomo che ha salvato tante persone di fede ebraica in un territorio che è stato teatro delle foibe. Umanità e pace sono valori nei confronti dei quali tutti siamo responsabili. Questo è uno degli insegnamenti ulteriori di Palatucci”.
Lorenzo Bracaglia
Infine il rappresentante degli studenti Lorenzo Bracaglia: “Non va condannato solo il male, ma anche l’indifferenza degli altri nei confronti di chi lo commette”.
Daniele Camilli










