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Mafia viterbese, due anni di sorveglianza per Laezza oltre a 7 di carcere

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Nei riquadri, in senso orario: Gabriele Laezza, I fratelli Ismail e David Rebeshi e i fratelli Spartak e Shklezen Patozi

Nei riquadri, in senso orario: Gabriele Laezza, I fratelli Ismail e David Rebeshi e i fratelli Spartak e Shklezen Patozi


Viterbo – Mafia viterbese, salgono a cinque con il 36enne viterbese Gabriele Laezza, detenuto da cinque anni in un carcere del nord, le misure di prevenzione della sorveglianza speciale che scatteranno alla scarcerazione per altrettanti sodali legati al gruppo criminale dei boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi. 

 Intercettato mentre parlava col boss Giuseppe Trovato, il 4 agosto 2018, Laezza si metteva a sua completa disposizione: “‘A Zi, a me quello quello che dici tu è legge… io ce la faccio, io ce la posso fa’… a chi tu mi dici, anche se a me mi sta simpatico così devo, non mi frega un cazzo, quello che dici tu è legge”.

Anche per Laezza, scatterà a fine pena l’obbligo per due anni a non rincasare dopo le ore 21, a non uscire dall’abitazione prima delle 7 del mattino, a non partecipare a riunioni pubbliche senza il permesso dell’autorità giudiziaria e a non frequentare pregiudicati e persone sottoposte a misure di prevenzione e sicurezza. 

Gli altri quattro soggetti appartenenti al gruppo criminale che mise a ferro e fuoco Viterbo tra il 2017 e il 2018 ritenuti socialmente pericolosi in seguito alla condanna definitiva per mafia sono tutti albanesi: il boss Ismail Rebeshi e il fratello David Rebeshi, di 40 e 35 amni, e i fratelli Shklezen e Spartak Patozi, di 39 e 36 anni.

L’ultimo cui il provvedimento è stato notificato nei giorni scorsi dai poliziotti della divisione anticrimine della questura, diretta da Fabio Zampaglione, è per l’appunto Gabriele Laezza, l’operaio 36enne di Bagnaia conosciuto come “Gamberone”, titolare “di fatto”, secondo l’accusa, della ditta di trasporti di famiglia.

Tuttora detenuto, Laezza è stato condannato in primo grado a 8 anni di reclusione, diventati 7 anni in appello, poi confermati dalla cassazione il 31 gennaio dell’anno scorso. Per lui i pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò avevano chiesto 14 anni.

 Si tratta dell’unico dei cinque viterbesi tra i tredici arrestati nel blitz dell’operazione Erostrato – scattata nel capoluogo su input della Dda di Roma all’alba del 25 gennaio 2019 – cui è stata riconosciuta fino al terzo grado di giudizio l’aggravante del 416 bis.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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