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Manda foto hard della figlia minorenne alla madre, ripreso il processo all’ex buttafuori

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Roma – Manda foto hard della figlia minorenne alla madre, è ripreso al tribunale di piazzale Clodio il processo per stalking e minacce ai danni di un’altra minorenne in cui è imputato l’ex buttafuori Daniele Nuomi.

Il giovane, poco più che ventenne, è lo stesso imputato condannato a 16 anni di carcere in via definitiva per violenza sessuale, sequestro di persona, rapina e lesioni ai danni di una 17enne viterbese intercettata a fine 2019 nella discoteca della provincia in cui lavorava come addetto alla sicurezza.

Denunciato dalla minorenne viterbese e dai suoi genitori a dicembre, nel giro di pochi giorni avrebbe agganciato, usando lo stesso modus operandi, un’altra diciassettenne, sentita a suo tempo come testimone nel processo di primo grado davanti al collegio del tribunale di Viterbo.


Violenza - Immagine di repertorio

Violenza – Immagine di repertorio


Ieri la ragazza, oggi 22enne, avrebbe dovuto essere ascoltata al processo per minacce e stalking in corso davanti al collegio del tribunale di Roma a carico di Nuomi, ma nonostante sia la parte offesa non si è presentata, come già fatto in precedenza, motivo per cui è stata sanzionata e l’udienza è stata rinviata a maggio. 

Nel frattempo il 24enne, “dottor Jekyll e mister Hyde”, è stato sottoposto, su richiesta del difensore Luigi Mancini, a una ulteriore perizia psichiatrica, secondo cui soffrirebbe di un disturbo della personalità pervasivo conclamato di tipo manipolativo, anche se tale disturbo, secondo il professionista incaricato dal tribunale, può al più intaccare la capacità di intendere e di volere senza però farla venire meno.

Tra loro una “relazione”, sfociata anche in questo caso in un istantaneo fidanzamento con presentazione ai “suoceri”, durata poche settimane, tra le festività di fine 2019 e il mese di gennaio del 2020, durante la quale lui avrebbe cercato di costringere la minorenne a raggiungerlo nella camera dell’hotel dove alloggiava a Ostia, “non riuscendo nel suo intento per cause indipendenti dalla sua volontà”. 

“Ti mando mia sorella”, le avrebbe detto per spaventarla. Oltre alla minaccia di mandarle sua sorella, Nuomi le avrebbe anche detto “ti pesto di botte, ti brucio viva, ti ammazzo”, minacciandola di ucciderle il padre, di mandare “qualcuno” ad ammazzarlo, nonché di danneggiare la macchina della madre.

Il 24enne avrebbe avuto il vizio di farle male prendendola per i capelli e l’avrebbe anche presa a pizzichi sui fianchi, dicendole “zoccola, puttana, mi fai schifo” e facendosi anche consegnare il telefono quando erano insieme, impedendole di contattare le sue amiche.

Nel mirino anche i genitori. Alla madre avrebbe mandato foto scattate di nascosto delle parti intime della ragazza, minacciandola di mandarle anche al padre, cui avrebbe detto falsamente che la figlia era incinta di lui.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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