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Nonna Mirella ribadisce la sua verità: “Mio nipote Andrea Landolfi sta in carcere da innocente”

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Ronciglione – “Mio nipote Andrea è innocente, sta in carcere da innocente e io lotterò finchè avrò vita per dimostrare che è innocente”. Non recede di un passo Mirella Iezzi, la nonna di Andrea Landolfi, il 35enne condannato a 22 anni per il femminicidio della fidanzata Maria Sestina Arcuri, che avrebbe gettato dalle scale di casa della nonna per ucciderla perché voleva lasciarlo, a Ronciglione la notte tra il 3 e il 4 febbraio di cinque anni fa. La donna, che ha rifiutato la proposta di ricorrere al patteggiamento, si dice pronta ad affrontare un processo per ribadire a tutti la sua verità. 


Mirella Iezzi

Mirella Iezzi


Quando mi hanno proposto di chiudere la mia vicenda giudiziaria patteggiando ho detto di no – spiega Mirella Iezzi, oggi 84enne – se ci sarà da affrontare un processo, sono pronta a farlo. Non ho detto bugie, quello che dico da sempre è quello che ho visto e quello che è successo. Mai avrei ‘coperto’ Andrea se avesse commesso qualcosa di brutto. Né io né la nostra famiglia, che è una famiglia unita e di gente perbene. Gli avremmo detto che doveva pagare. Mai avrei lasciato a casa il mio nipotino se avessi pensato che correva dei rischi e avrei chiamato io stessa, per prima, i soccorsi per Sestina se avessi pensato che ce n’era bisogno”. 

Ieri, nel corso di una lunga telefonata, Mirella Iezzi ha parlato a Tusciaweb delle sue preoccupazioni per il nipote, rinchiuso a Rebibbia, in una sezione speciale per evitargli il rischio di contatti pericolosi per la sua incolumità. Non si capacita: “Andrea è stato assolto con formula piena in primo grado e poi condannato a 22 anni in appello senza che venisse disposta una perizia super partes, come sarebbe dovuto essere viste le conclusioni opposte dei consulenti della difesa e della procura. E la cassazione ha confermato la condanna come se nulla fosse, come se le conclusioni della corte d’assise di Viterbo non ci fossero mai state, come se i magistrati e i giurati popolari di Viterbo non contassero nulla, non avessero visto e sentito nulla”, si è sfogata. 

Mirella Iezzi, che rischia a sua volta di finire sotto processo per false dichiarazioni al pm durante l’interrogatorio in procura, nonché per abbandono di minore e omissione di soccorso, torna a confermare la sua versione relativamente alla dinamica. “Io c’ero, li ho visti, sono caduti insieme dalle scale. Non ho mentito al pm, è quello che ho visto. E anche se ho più di ottanta anni sono ed ero lucida. Se ho fatto confusione sugli orari è perché avevo trascorso tutta la sera in casa, davanti alla televisione, senza portare l’orologio e senza mai guardare l’ora”.

Ribadisce che a romperle le costole non è stato il nipote con un pugno: “Mi ha dato una spinta per soccorrere lui Sestina, ma io mi ero fatta male prima e quando dopo alcuni giorni mi hanno fatto le lastre si è visto. Sono uscita di casa da sola di notte perché pensavo di avere un infarto, perché sono diabetica e cardiopatica, chiamando mio genero perché mi desse un passaggio in ospedale. Andrea e Sestina erano risaliti in camera e il bimbo era già a dormire, non ho abbandonato nessuno e non ho omesso di soccorrere nessuno. Ho semplicemente deciso da sola cosa era meglio fare, se avessi avuto un attacco cardiaco”.

Non  le sembra strano che una signora ultraottantenne si sia avventurata da sola nel buio di una notte di inizio febbraio: “Chi mi conosce sa che sono fatta così, che sono sempre stata forte e coraggiosa. E adesso più che mai devo esserlo per dimostrare che Andrea è innocente. Io so che è innocente e non capisco come si possa dire che è colpevole di avere ucciso Sestina”. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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