Omicidio del Suffragio, nei riquadri Azzurra Cerretani, Daniele Barchi e Stefano Pavani
Viterbo – Omicidio di via Fontanella del Suffragio, chiesta l’assoluzione di Azzurra Cerretani per non avere commesso il fatto. Secondo il pubblico ministero Chiara Capezzuto, la 29enne viterbese non è colpevole dell’uccisione di Daniele Barchi avvenuta la notte tra il 20 e il 21 maggio 2018.
A provocare la morte in maniera atroce del 42enne di Gaeta nel suo monolocale adiacente corso Italia, per la procura, è stato il solo Stefano Pavani, il 35enne di Corchiano condannato in via definitiva a 15 anni di reclusione per il delitto. Nessun concorso nell’omicidio da parte della Cerretani, finita imputata a dicembre del 2021, a distanza di oltre tre anni dal delitto, dalla commissione del quale, nel frattempo, di anni ne sono passati quasi sei.
A suo tempo, per ben due volte, il pm Stefano D’Arma, aveva chiesto l’archiviazione della posizione dell’allora fidanzata dell’omicida, la cui denuncia ha consentito l’immediato ritrovamento del cadavere e la cattura dell’assassino.
Si è chiusa così, davanti al gup Giacomo Autizi, la discussione dell’accusa all’udienza di ieri del processo col rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica chiesto dal difensore Fausto Barili. A marzo sarà la volta delle parti civili, ovvero gli anziani genitori adottivi della vittima che, opponendosi all’archiviazione con l’avvocato Pasqualino Magliuzzi, hanno ottenuto a distanza di anni dal delitto l’incriminazione della Cerretani.
La pm Capezzuto ha ripercorso le argomentazioni che avevano convinto D’Arma a chiedere per ben due volte l’archiviazione. Ha quindi fatto riferimento alle dichiarazioni con cui lo stesso Stefano Pavani ha scagionato la 29enne. E sottolineato come sia stato grazie al contributo decisivo di Azzurra Cerretani che si è scoperto subito il delitto e fermato nell’immediatezza l’omicida.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
