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Pista ciclabile: sbiadita, senza senso, piena di macchine e… non porta da nessuna parte

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La pista ciclabile e nel riquadro l'assessore Emanuele Aronne

La pista ciclabile e nel riquadro l’assessore Emanuele Aronne


Viterbo – Sbiadita, a tratti senza senso, piena di macchine. E soprattutto che non porta da nessuna parte. Pista ciclabile a Viterbo, fondi Pnrr, amministrazione comunale, assessorato all’urbanistica di Emanuele Aronne. Ancora non è finita ma il risultato che si vede, e quello che si presuppone sarà alla fine, non è di certo dei migliori. Non solo, ma la domanda che, a percorrerla e guardarla, viene in mente non è tanto “a che serve”, perché la risposta è semplice, “non serve a niente”. Ma, a chi serve? Certamente non ai cittadini. E, in fin dei conti nemmeno ai ciclisti. Tant’è che di biciclette, al Pilastro, al Murialdo piuttosto che al Carmine, non se ne vede nemmeno l’ombra.



Alcuni tratti hanno già la vernice sbiadita. Ce n’è addirittura uno dalle parti del Riello che è addirittura esemplare. Fino a un certo punto è rosso pompeiano poi più simile al rosa. Come se le fasi pittoriche fossero di due periodi successive. Frontiniano e tardo frontiniano.


Viterbo - La pista ciclabile

Viterbo – La pista ciclabile


Una pista che muore in più punti. Cioè, inspiegabilmente o quasi, non prosegue. Come un tempo la Salerno-Reggio Calabria che da un certo momento in poi finiva e tu ti chiedevi: Perché? E la risposta che ti sentivi era… Eh, che te devo dì? Gnente…


Viterbo - La pista ciclabile

Viterbo – La pista ciclabile


Oppure lungo la tangenziale ovest. Alcuni tratti, di fronte all’uscita di altre strade, sono dipinte in rosso con tanto di bicicletta epigrafata sopra. Tutto il resto, invece è asfaltato.


Viterbo - La pista ciclabile

Viterbo – La pista ciclabile


Ma questo è ancora il minimo. In molte parti, la ciclabile è diventata parcheggiabile. Una specie di nemesi per i posti auto che ha tolto. Le macchine ci si piazzano sopra come se nulla fosse. Mentre alcuni attraversamenti, come quelli al Carmine o peggio ancora a ridosso della rotonda di porta Faul o allo svincolo per la fermata degli autobus al Riello venendo già da via Alessandro Volta, potrebbero risultare un po’, se non un bel po’, discutibili per la sicurezza del ciclista o di chi decidesse di percorrerla a piedi.

Gli angoli ottusi al Carmine, vicino allo stadio del Pianoscarano, e che tempo fa avviarono le polemiche sulla ciclabile, sono invece rimasti tali e quali. Buoni solo per una gara di freestyle. Ciclabile che, da queste parti, passa pure sopra il marciapiede.


Viterbo - La pista ciclabile

Viterbo – La pista ciclabile


Dopodiché alcune anomalie. Entrambe al Pilastro, dove adesso c’è pure il limite di 30 all’ora. Pilastro, viale Bruno Buozzi, dove ora c’è un sovraccarico tale di segnaletica orizzontale e verticale che a volte non ci si capisce più niente con lo sguardo stimolato da talmente tante cose da dimenticarsi, quasi, la strada.

Anomalie, per tornare a quelle, che hanno lo stesso minimo comune denominatore. La pista ciclabile si interrompe per poi riprendere qualche metro più in là. In un caso a ridosso di una fermata degli autobus, nell’altro di un supermercato. Per carità, un senso c’è. Il ciclista dovrebbe scendere dalla bicicletta e spingerla a mano poco più avanti. Oppure immettersi sulla carreggiata e rientrare sulla ciclabile subito dopo. Tuttavia, in diversi altri casi, l’impatto non è chiaro, perché la segnaletica verticale davanti alla fermata degli autobus e del supermercato vieta il passaggio delle biciclette per poi, con un altro segnale, suggerire si può riprendere oltre. Davanti ad altri punti della ciclabile vieta senza aggiungere altro. Come a dire qui finisce la corsa. In alcuni invece, sempre nei pressi delle fermate degli autobus, il segnale non c’è né in entrata né in uscita.


Viterbo - La pista ciclabile

Viterbo – La pista ciclabile


Infine, come già detto all’inizio, una pista ciclabile che all’apparenza non serve proprio a niente, se non a tinteggiare di rosso l’asfalto. Innanzitutto non porta da nessuna porta. Non ha un inizio né una fine. Non conduce a nessun monumento, edificio pubblico, servizio. Qualcosa che sembra essere stato fatto tanto per fare. Tanto per dire che c’è e farsi dire bravi. Però la pista non porta da nessuna parte. Non solo, ma Tangenziale a parte, non protegge nemmeno dal passaggio delle macchine. I separé, come li ha giustamente definiti uno dei bambini del consiglio comunale dei giovanissimi a palazzo dei Priori, sono rintracciabili da qualche parte e basta. Per il resto in bocca al lupo. Una pista che, non avendo una funzionalità specifica e bene in evidenza, non serve. Quindi, se una cosa non serve… a chi serve? Una risposta l’assessore Aronne certamente l’avrà?

Daniele Camilli


Fotogallery: La pista ciclabile


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