Viterbo – Sarebbero più di una le registrazioni audio consegnate alla procura di Viterbo riguardanti i “fatti gravi” che avrebbero subito il consigliere comunale Marco Bruzziches e la sua famiglia. È quanto trapela in queste ore in merito alla vicenda.
Intanto una decina di giorni fa Bruzziches è stato sentito in procura. Sullo stesso argomento, i pm Massimiliano Siddi e Chiara Capezzuto hanno convocato e interrogato anche altre persone.
Viterbo – Palazzo di giustizia
“Rinuncio alla delega alla valorizzazione del patrimonio comunale – aveva detto Bruzziches nel corso del consiglio comunale del 21 dicembre – concessami dalla sindaca, al contempo comunico di voler lasciare il gruppo consiliare Viterbo 2020 e di voler ricostituire il gruppo (possibilità successivamente negata dal presidente del consiglio Marco Ciorba ndr), nel quale sono risultato primo degli eletti, Viterbo Cambia. Fin dall’inizio del mandato ho cercato, oltre a svolgere il ruolo di consigliere comunale di maggioranza, in ogni modo di contribuire alla valorizzazione del nostro vasto e ricco patrimonio immobiliare attraverso un’azione di ricerca e studio presso l’ufficio del patrimonio, con l’obiettivo di stimolare una quanto mai importante e attesa azione di recupero della buona amministrazione della cosa pubblica”.
“A ogni mio interessamento – aveva poi proseguito il consigliere – non ha fatto seguito, cosi come mi sarei atteso, alcuna attività amministrativa consequenziale. Questo immobilismo ha creato in me un crescente senso d’inconcludenza, che ho comunicato più volte sia al mio assessore di riferimento, sia alla sindaca”.
Per poi aggiungere: “A questa mia insoddisfazione, legata alla gestione della mia delega, si sono aggiunti fatti gravi subiti da me e dalla mia famiglia, che a oggi mi fanno sorgere dubbi circa la prosecuzione della mia azione a fianco della maggioranza”.
Marco Bruzziches
Daniele Camilli
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

