Don Emanuele Germani, Orazio Francesco Piazza, Andrea Iacomini, Wanda Cherubini
Viterbo – “Quello che sta succedendo a Gaza distrugge l’anima”. Il portavoce di Unicef Italia Andrea Iacomini ieri pomeriggio a Viterbo per la seconda giornata della stampa organizzata dal vescovo Orazio Francesco Piazza. Il riferimento è a quanto sta accadendo in Palestina con l’invasione del territorio da parte di Israele.
Secondo i dati forniti dal ministero della sanità di Gaza, più di 10 mila bambini sono stati uccisi dagli attacchi aerei e dalle operazioni di terra israeliane. E altre migliaia risultano dispersi, presumibilmente sepolti sotto le macerie.
L’incontro con Iacomini, a palazzo Brugiotti in via Cavour. Il tema, come raccontare la condizione dell’infanzia nel mondo.
Viterbo – Andrea Iacomini
“Comunichiamo solo i disastri che succedono in casa nostra – ha spiegato poi Iacomini – e ci dimentichiamo i bambini che, lontano dai nostri occhi, continuano a morire. E li dimentichiamo perché non li raccontiamo. Ormai è diventato normale che un bambino muoia in mare, a Gaza in Palestina, nei paesi poveri o in guerra”.
Assieme a Iacomini e al vescovo Piazza, ad intervenire anche il direttore dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi don Emanuele Germani e la presidente di Ucsi Viterbo Wanda Cherubini.
Viterbo – Orazio Francesco Piazza
“Un milione di bambini vive in paesi a rischio climatico – ha evidenziato Iacomini -. Aumentano i casi di bambini malnutriti nel mondo, che non riescono neanche a muoversi o a piangere. 500 milioni di bambini vivono in zone di guerra, 50 mila sott’acqua in Libia a causa dell’alluvione. Un’infanzia sempre più colpita dalla povertà, come pure dallo sfruttamento lavorativo. Per raccontare queste tragedie serve un’alleanza tra giornalisti. Un’alleanza per raccontare la condizione dell’infanzia nel mondo. Con continuità, aspetto decisivo, fondamentale. Non dobbiamo assuefarci, non dobbiamo essere indifferenti, l’indifferenza è un crimine contro l’umanità”.
“Raccontare il dramma dei bambini nelle guerre non è più soltanto un’emergenza – ha poi aggiunto don Germani -, ma una vera e propria urgenza, che ci deve far riscoprire il nostro ruolo di comunicatori, raccontando gli eventi con il cuore e i sentimenti”.
“L’infanzia è un argomento delicato e attuale – ha proseguito Cherubini – in un mondo dilaniato dai conflitti che non risparmiano in alcun modo i più deboli, soprattutto i bambini. Infanzia che necessita di aiuto a partire da una comunicazione che deve essere attenta e puntuale”.
Viterbo – Don Emanuele Germani
Un appuntamento, quello voluto dal vescovo, che vuole richiamare i giornalisti alla responsabilità e al tempo stesso suggerire un metodo attraverso il confronto con colleghi e professionisti, come appunto Iacomini, che agiscono in contesti internazionali.
“La chiesa – ha detto Orazio Francesco Piazza – nel capire il suo impegno nella quotidianità, deve leggere i giornali, perché i giornali aiutano a leggere la realtà. I giornali sono una ricchezza. Quando si legge un quotidiano si entra infatti dentro la notizia, percependo la sensibilità di chi scrive. E la sensibilità dell’etica professionale è sensibilità umana e per il proprio territorio. Sensibilità attraverso cui si accolgono le trasformazioni che stanno avvenendo dove la preoccupazione diventa occupazione, ossia occuparsi dell’altro nella condizione sociale in cui si trova a vivere. Non solo, ma la pluralità dell’informazione è un dono di Dio, contrariamente a tutto ciò che è monocorde e che inevitabilmente, prima o poi, ci porta alla morte”.
Viterbo – Wanda Cherubini
“La stampa ha quindi una funzione importante – ha concluso il vescovo – se non addirittura decisiva. Ma è altrettanto fondamentale pensare a ciò che si dice per fare in modo che la parola sia innanzitutto una parola responsabile. Quello che i giornali segnalano e propongono è infatti un’azione socialmente rilevante. Per fare il bene, favorendo sempre la dignità umana. I bambini sono la nostra memoria critica e ci ricordano chi siamo, così come il senso dell’innocenza della vita la cui bellezza ci appartiene”.
Daniele Camilli




