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Viterbo – (sil.co.) – Violenza sessuale di Santo Stefano, un militare dei carabinieri ha confermato ieri in aula la versione della vittima nel corso di un’udienza che si è protratta fino a tarda sera.
È entrato così nel vivo il processo all’operaio algerino sessantenne che la sera del 26 dicembre 2022 avrebbe palpeggiato e cercato di far salire in macchina, con un 29enne tunisino, la presunta vittima quindicenne che aveva parcheggiato il motorino in un’area di servizio di un centro dell’Alta Tuscia per incontrarsi al bar con alcuni coetanei.
Davanti al collegio un vicebrigadiere dei carabinieri che si è occupato di trovare riscontri alla denuncia della minorenne e del riconoscimento degli imputati.
I giudici hanno nel frattempo revocato l’ordinanza con cui si disponeva la testimonianza dei due amici minorenni della quindicenne, la cui madre si è costituita parte civile per la figlia con l’avvocato Angelo Di Silvio. Per loro, basteranno i verbali delle trascrizioni delle dichiarazioni rilasciate in sede di incidente probatorio.
L’imputato è difeso dagli avvocati Michele Ranucci e Vittoria Mezzetti. Il 29enne, che la scorsa estate ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione, sarà ascoltato il 5 marzo come teste della difesa. Lo stesso giorno sarà sentito se lo vorrà il sessantenne ed è prevista la sentenza.
L’imputato sostiene da sempre di essere intervenuto solo per portare via l’amico su di giri, che per via dell’alcol stava esagerando.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
