Nepi – La macelleria tabaccheria di Giancarlo Pallotti (nel riquadro)
Nepi – Foto e referti medici della vittima entrano nel processo con giudizio immediato al trentunenne arrestato sei mesi fa per la tentata rapina in una macelleria-tabaccheria di Nepi messa a segno attorno alle 20 dello scorso 29 agosto.
Ieri è stato il giorno dell’ammissione delle prove davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi. Parte civile con l’avvocato Francesco Massatani il titolare dell’esercizio commerciale, Giancarlo Pallotti, il cui difensore ha prodotto le foto delle gravi lesioni riportate al volto e alla testa dal suo assistito. Anche la pm Eliana Dolce ha prodotto la documentazione medica relativa alla parte offesa, il fascicolo delle foto scattate dai carabinieri e degli accertamenti sui luoghi al momento dell’intervento.
Pallotti, che per avere reagito alla violenta aggressione è stato trovato dai soccorritori col viso una maschera di sangue ed è finito all’Andosilla dove è stato medicato con 25 punti di sutura. Il macellaio, in particolare, cui secondo il referto del pronto soccorso è stata letteralmente spaccata la testa, ha riportato una ferita lacero contusa del cuoio capelluto, dell’orecchio e guancia sinistra e del naso, frattura della volta cranica e frattura delle ossa nasali.
Sarà lui il primo a testimoniare, il prossimo 23 aprile, quando il processo entrerà nel vivo. L’esame dell’imputato, invece, sempre che voglia renderlo, è stato fissato per il prossimi mese di settembre.
È difeso dall’avvocato Valter Pella il rapinatore, Angelo G., un noto pregiudicato 31enne del posto, arrestato poco dopo dai carabinieri al pronto soccorso dell’ospedale di Civita Castellana, dove si sarebbe recato da solo dandosi alla fuga on l’auto del padre, tuttora sotto sequestro. L’imputato fu trasferito all’ospedale San Camillo Forlanini di Roma a causa della gravità delle lesioni riportate a una mano e a un braccio durante la colluttazione col macellaio. Nella colluttazione, gli sarebbero state mozzate le dita della mano destra.
Fatta irruzione in orario di chiusura all’interno del negozio di via Gori col volto travisato, il trentenne si sarebbe infilato dietro il bancone della carne e avrebbe intimato al macellaio: “Dammi i soldi, mo’ me devi da’ i soldi”. Quindi, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe afferrato uno dei coltelli appoggiati sul piano di lavoro, colpendo ripetutamente alla testa la vittima. Il macellaio, stretto dal malvivente dietro il bancone, si sarebbe a sua volta difesa impugnando un coltello con cui lo avrebbe colpito alla mano e al polso destri.
Per il trentenne, arrestato sei mesi fa con l’accusa di tentata rapina aggravata e lesioni personali gravi, aggravate dall’uso di un coltello come arma, la procura ha chiesto il giudizio immediato alla luce dell’evidenza delle prove.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
