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“Il suo obiettivo era quello di raccontare l’arte come conoscenza necessaria per la formazione civile”

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Antonio Paolucci

Antonio Paolucci

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

Roma – Riceviamo e pubblichiamo – “Antonio Paolucci è stato il più politico degli storici dell’arte, meglio dei soprintendenti. Non perché è stato ministro dei beni culturali, esercitando una funzione politica, ma perché, come nessuno degli studiosi, ha inteso la storia dell’arte non come una ricerca estetica o di approfondimento critico, ma come una esperienza di storia civile, di educazione.

Avevamo in comune la lezione di Roberto Longhi di cui lui era stato allievo e io borsista alla Fondazione istituita a Firenze nel ricordo del maestro. Avevamo le stesse idee, gli stessi pensieri, gli stessi occhi. Eravamo amici nella bellezza di tanti artisti veneziani che ci univano.

Gli  piaceva parlare degli artisti,renderli familiari,fare sentire la presenza,la contemporaneità di Giotto come di Caravaggio. Il suo obiettivo era quello di raccontare l’arte, come conoscenza necessaria per la formazione civile. Nulla di più lontano da lui dell’idea d’intendere l’arte e i musei come fonte di profitto, come valori economici. La bellezza è impagabile e non si paga.

Il suo obiettivo, che era anche il mio, era la gratuità dei musei  come delle biblioteche, perché le opere d’arte sono strumenti di conoscenza, fondamentali per la formazione e la coscienza di essere italiani. Che non è una condizione post risorgimentale, ma rinascimentale”.

Vittorio Sgarbi

 


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