Rudy Guede al tribunale di Viterbo dopo l’interrogatorio dello scorso 11 dicembre
Viterbo – Si fanno più stringenti le misure a carico di Rudy Guede.
Per garantire la tutela della ex, il 37enne da alcuni giorni è sottoposto alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, introdotta dal cosiddetto Codice Rosso, per la durata di un anno. Provvedimento che arriva a distanza di due mesi da quando è stato sottoposto al divieto di avvicinamento alla ex per lesioni e violenza sessuale.
La sorveglianza speciale “per codice rosso”, disposta dall’apposita sezione del tribunale di Roma su richiesta dell questore Fausto Vinci e notificata nei giorni scorsi all’interessato dai poliziotti della divisione anticrimine di Viterbo, scaturisce dalle indagini successive alla querela da parte della ex, la viterbese di 24 anni che la scorsa estate ha denunciato il 37enne ivoriano per maltrattamenti in famiglia, lesioni e violenza sessuale.
Dallo scorso 6 dicembre, Rudy Guede era sottoposto a divieto di avvicinamento a una distanza inferiore a 500 metri dalla parte offesa, rafforzato dal braccialetto elettronico, di cui è stata dotata anche la 24enne. La misura è stata confermata il 12 dicembre dal gip Savina Poli che, rigettando la richiesta di arresti domiciliari della pm Paola Conti, ha escluso il reato di maltrattamenti in famiglia.
Guede, come tutti sanno, ha scontato nel carcere di Mammagialla, una pena di 13 anni per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, avvenuto il primo novembre del 2007 a Perugia.
Intervista al Tg1 della ex ragazza di Rudy Guede
La misura di prevenzione prevede solitamente una serie di prescrizioni specifiche, che se non rispettate possono tradursi nel carcere, tra cui il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalle persone offese, compresi i luoghi di lavoro, non poter comunicare con loro in alcun modo, tantomeno telematico, dover rincasare la sera non più tardi delle ore 21,30 e non potere uscire fino alle ore 6,30 del mattino.
La denuncia, come detto, è scattata ad agosto, dopo la rottura, avvenuta la primavera precedente, per sua volontà secondo Guede, che in sede di interrogatorio di garanzia ha indicato i nomi di numerosi testimoni. La relazione, tra alti e bassi, sarebbe durata meno di un anno, da settembre 2022 a agosto 2023. Ma sarebbe giunta in realtà al capolinea già tra marzo e aprile.
Viterbo – La questura
Tra fine primavera e inizio estate, la 24enne, appassionata di equitazione, sarebbe andata a vivere da sola a Grosseto. Ma su chi cercava chi, le versioni sono state contrastanti. Lui si sarebbe soltanto reso utile, preoccupato per la 24enne che, tra l’altro, pur essendo un cavallerizza esperta, avrebbe avuto un incidente e subito delle lesioni, “fotografate” dalla ragazza sui social.
“Mi sono preoccupato per lei, ci siamo sentiti, sono andato a vedere come stava, le ho fatto la spesa”. ha detto Guede. “Ho capito che non si sarebbe fermato. Mi scriveva, mi chiamava, tre volte è venuto senza dirmelo, ha le chiavi di casa a Viterbo”, la versione invece di lei. E ancora: “Non avevo più una vita e non mi sarei perdonata se avesse fatto ad altri le cose cattive che ha fatto a me”.
“Un amore tossico, sono stato io a chiudere”, ha detto e ripetuto più volte Rudy Guede, riferendo al gip i retroscena della fine della relazione. “Lei è anche rimasta incinta e io avrei voluto tenere il bambino”, ha rivelato, sottolineando la profondità del legame con la presunta vittima. “Io l’ho sempre rispettata”, ha detto riferendosi in particolare alla sfera sessuale, parlando di una giovane psicologicamente fragile e con un passato “complicato” alle spalle.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


