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Virginia Adamo fa sentire la voce della figlia su Rete 4: “Maestro Lino mi ha strappato tutto questo amore”

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Fuori dal coro - Il servizio sul santone di Acquapendente

Fuori dal coro – Il servizio sul santone di Acquapendente


Acquapendente – Mercoledì sera a “Fuori dal coro”, su Rete 4, un servizio girato in provincia di Viterbo sul santone di Acquapendente, al secolo Pasquale Gaeta, il 66enne d’origine campana a processo nel capoluogo per esercizio abusivo della professione di psicologo, maltrattamenti e violenza sessuale su due adepte, una delle quali figlia di Virginia Melissa Adamo, la mamma che con la sua denuncia ha fatto scattare le indagini sulla comunità Qneud (Questa non è una democrazia) fondata dall’imputato nella Tuscia.

“Solo uno shock come l’arresto di maestro Lino potrebbe farla tornare”, ha detto la donna, che da cinque anni non ha più contatti con la figlia oggi trentenne, alla troupe della trasmissione di Mario Giordano, ad Acquapendente sulle tracce del santone, al cui citofono ha risposto la moglie, dicendo che le accuse sono tutte invenzioni e che il marito era in casa ma non avrebbe parlato coi cronisti. I fatti contestati risalgono al 2018. 

In televisione le immagini della palazzina dove tuttora vivono i coniugi Gaeta. La figlia di Virginia Adamo li avrebbe conosciuti tramite due uomini di una compagnia teatrale di cui anche Gaeta faceva parte. 


Fuori dal coro - Il servizio sul santone di Acquapendente

Fuori dal coro – Il servizio sul santone di Acquapendente


“La mia era una famiglia felice – ha detto ai microfoni Virginia Adamo – una famiglia molto unita. Quello che metteva in testa a mia figlia era che i suoi presunti problemi derivassero dalla madre. mia figlia è stata totalmente spogliata della propria identità, è stata deprogrammata, destrutturata, fino allo stato infantile e dissociata dalla realtà”.  

Ha quindi fatto sentire la voce della figlia che le dice “ti amo mamò”, sottolineando: “Questa era mia figlia, lui, questo soggetto che per me è un pervertito, mi ha strappato via tutto questo amore”. 

La figlia in comunità avrebbe cominciato a fumare, sarebbe stata costretta “a svegliarsi alle cinque per fare gli esercizi dei cinque tibetani, a non poter dormire, a praticare il digiuno, a doversi masturbarsi quando il maestro Lino glielo chiedeva”. “Mia figlia stava male, soffriva, era costretta, obbligata. E più mia figlia veniva torturata, più il maestro Lino godeva di queste cose”, ha proseguito, sottolineando il ruolo della moglie che metteva a disposizione la camera matrimoniale quando Gaeta doveva dormire con la adepte. 

Nel corso del programma si è parlato delle dichiarazioni della seconda presunta vittima, una 25enne originaria di Bologna, che si è costituita parte civile e ha testimoniato all’ultima udienza del processo: dal giuramento della vocante al matrimonio iniziatico. Ma anche di altre due psico-sette i cui “fondatori” sono finiti sotto processo per abusi sessuali, in un caso violenza sessuale di gruppo e nell’altro addirittura violenza su minori.

Agghiaccianti le testimonianze di alcune delle presunte vittime che, senza mostrare il volto e con la voce contraffatta, hanno messo in guardia il pubblico raccontando le rispettive esperienze nell’ambito di comunità “ecologiche” e “spirituali” che tutto si sarebbero rivelate tranne che tali. 


Fuori dal coro - Il servizio sul santone di Acquapendente

Fuori dal coro – Il servizio sul santone di Acquapendente


Si è parlato inoltre della proposta di una legge che introduca il reato di “manipolazione psicologica”, il cui testo è stato messo a punto dall’avvocato Vincenzo Dionisi, che assiste Virginia Melissa Adamo come parte civile al processo a Gaeta.

Il legale viterbese fa parte del team coordinato dall’avvocato Luigi Ferrandino di Napoli, che sta portando avanti un progetto di legge per sconfiggere l’abuso di mezzi di manipolazione mentale, e far conoscere al grande pubblico il pericolo rappresentato dalle psicosette, con l’associazione Manisco World di cui è fondatrice e presidente Virginia Adamo.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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