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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni si sta rinnovando il dibattito sulla sicurezza nella nostra città; preoccupate le opposizioni per i quotidiani fatti di cronaca che parlano di aggressioni, furti, truffe, danneggiamenti, ottimista l’amministrazione guidata dalla sindaca Frontini che ha sciorinato tutti i dati statistici in discesa, accanto ad un elenco di provvedimenti in programma.
Chi ha ragione? E forse meglio, come si giunge ad avere ragione?
Intanto andrebbe notato che nella terminologia scientifica la sicurezza appare come una sorta di triade: la safety, tradizionalmente legata alla incolumità fisica; la security, che attiene ad una complessiva condizione di sicurezza valida su vari piani; e la certainly, che è più una condizione psicologica di maggiore o minore fiducia nei confronti di quel che ci circonda. Sono per lo più connesse tra loro.
La terza è quella che più di altre contribuisce a discriminare tra sicurezza oggettiva (quella fornita dai dati) e sicurezza soggettiva, o percezione della sicurezza (quella costruita sull’esperienza e sull’opinione).
Tanto per esemplificare: se in una città come New York, otto milioni abitanti, si registrassero dieci omicidi (uno ogni 800mila abitanti) e cinquecento furti (uno ogni 16mila abitanti) al giorno, i suoi cittadini avrebbero l’impressione di vivere in una sorta di paradiso terrestre; viceversa, a Viterbo, tre omicidi e cinquanta furti all’anno farebbero vivere i cittadini con il cuore in gola.
Senza contare che altro è vivere nel Bronx, altro è vivere nell’Upper West Side a New York, come altro è vivere a San Faustino e altro è vivere al Murialdo a Viterbo…
Viterbo ha un basso tasso di criminalità, seppur con oscillazioni che sono fisiologiche e tuttavia da tenere sotto controllo; lo testimoniano tutti i dati offerti dalle annuali rilevazioni sulla qualità della vita di tre o quattro diversi istituti.
Dipende da tanti fattori; le dimensioni limitate della città, facile da controllare; la mancanza di consolidate e profonde criticità sociali; il buon lavoro svolto dalle forze dell’ordine; una dinamicità sociale piuttosto soft che se addormenta la città rispetto alle opportunità politiche, economiche, sociali, culturali, ambientali, turistiche, quanto meno rende più vischioso il cammino della criminosità.
Quest’ultimo punto è importante per vari motivi. Purtroppo la correlazione tra sviluppo e tasso di criminalità è comprovata e per certi versi “naturale”. Ha a che vedere con la complessità della convivenza.
Ricordo che negli anni ’70 se passeggiavi a mezzanotte per via San Pellegrino sentivi lo sciabordio della fontanella di piazza San Carluccio e non incontravi anima viva. Poi è arrivata la movida, con l‘energia gioiosa dell’ incontro di giovani e meno giovani in tanti locali pittoreschi e alla moda. Il quartiere ha preso un nuova vitalità. Ma i costi ci sono, e non c’è bisogno di elencarli…
Quindi, se la città di Viterbo ambisce ad un posto di riguardo al tavolo dello sviluppo, deve sapere che dovrà dotarsi non solo di nuove politiche sociali, di ulteriori strutture ricettive, di musei accoglienti, di eventi e attrattività culturali di alto livello, e di tante e varie occasioni smart, ma anche di ulteriori strumenti di controllo, di prevenzione e di repressione del crimine e delle varie forme di inciviltà quotidiana.
In questo senso, soddisfazione per l’opera di contrapposizione alla devianza e l’allerta possono, anzi devono, convivere assieme. Determinazione, e quindi ottimismo; ma anche attenzione costante e voglia costante di migliorare. Succede per la salute. Per gli eventi sportivi. Perfino in amore.
Succede anche per la sicurezza.
Francesco Mattioli
