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Ai domiciliari per stalking torna all’attacco della ex, la vittima: “Continua a braccarmi”

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Viterbo –  (sil.co.) – “Un cannibale, mi braccava e mi ha anche messa sotto con la macchina”, ha raccontato davanti al giudice in tribunale l’ennesima vittima di un ex violento. Il 23 febbraio, a pochi giorni dalla testimonianza della ex al processo col giudizio immediato, avrebbe approfittato di un permesso di uscita dai domiciliari per tenderle l’ennesimo agguato. 


Violenza - immagine di repertorio

Violenza – immagine di repertorio


Agli arresti domiciliari per stalking nei confronti della ex compagna, venerdì scorso sarebbe tornato alla carica, inseguendola per le vie del paese approfittando di due ore di permesso per andare a fare la spesa al supermercato. Inizialmente gli era stato imposto l’allontanamento con divieto di avvicinamento a meno di 100 metri.

“Continua a braccarmi”, ha denunciato ieri la vittima, riferendo al giudice Giovanna Camillo l’episodio avvenuto il 23 febbraio, pochi giorni fa e soprattutto pochi giorni prima dell’udienza del processo col giudizio immediato in cui lei avrebbe dovuto essere sentita come parte offesa. “Urlava, strillava, mi diceva ‘lo vedi in che condizioni mi hai messo?’. L’ho ripreso col telefonino. Non cammino mai per strada da sola senza tenerlo in mano”, ha spiegato, dicendo di avere collezionato filmati su filmati delle sue aggressioni. 

“L’ho lasciato a gennaio dell’anno scorso e da quel momento non ha mai smesso di perseguitarmi, nemmeno dopo averlo denunciato due volte a luglio e avere presentato altre due querele tra l’estate e l’autunno. Non vivo più. Mi minaccia ancora di morte e prova a investirmi con l’auto”, ha detto la donna, una 47enne della provincia di Viterbo che si è costituita parte civile con l’avvocato Mirko Bandiera contro l’ex, con cui ha avuto una relazione durata all’incirca un paio di anni. 

“Il 17 maggio 2022, quando stavamo ancora insieme, mi ha messa sotto con la macchina e rotto un piede, sono stata operata d’urgenza e sono dovuta andare in giro mesi con le stampelle. Voleva tutto il mio tempo per sé, altrimenti si inferociva ed erano guai, botte, insulti e minacce”, ha proseguito.

“Mi mordeva, era un cannibale. Ha anche minacciato di ammazzarmi e ammazzarsi. Ero disperata. Sono arrivata al punto di uscire ogni mattina in orari diversi per paura di quello che avrebbe fatto e che mi avrebbe detto, sicura che mi avrebbe aspettata, pedinata e aggredita”. 

Il processo è appena all’inizio.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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