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Viterbo – (sil.co.) – Assolto un padre carabiniere finito a processo con l’infamante accusa di picchiare i quattro figli contro i quali avrebbe urlato tornando a casa stanco la sera dal lavoro e che avrebbe preso a calci e schiaffi per sfogare la sua indole rabbiosa.
Da fuori sarebbe stata una famiglia stile Mulino Bianco, dentro invece sarebbe stato l’inferno.
Imputato di maltrattamenti su minori un carabiniere residente nell’Alta Tuscia con la famiglia, all’epoca dei fatti, che sarebbero avvenuti tra il 2009 e il 2015.
Sono passati nove anni da quando il militare fu denunciato dalla ex moglie anche per i quattro figli, due maschi e due femmine. Essendo alcuni ancora minorenni, furono sentiti in sede di incidente probatorio, confermando il regime di terrore che avrebbero vissuto in casa per colpa di un padre padrone che non avrebbe perso occasione per percuoterli. E furono considerati dalla psicologa attendibili e idonei a testimoniare.
L‘accusa ieri ha chiesto che l’uomo, difeso dall’avvocato Vincenzo Dionisi, venisse condannato a due anni e cinque mesi di reclusione. L’avvocato di parte civile ha chiesto una provvisionale di 20mila euro, ricordando come all’imputato venissero contestate anche le lesioni per fatti gravissimi, tanto più perché commessi ai danni dei figli e di figli minori, come avere picchiato uno dei maschi il giorno della Befana del 2015 e avere rotto le dita delle mani a una figlia, mentre le teneva davanti per difendersi dagli schiaffi che le avrebbe mollato in faccia il genitore.
La difesa ha ricordato il controsenso di una moglie che “accusa il marito di maltrattare ed essere manesco coi figli, senza chiederne poi l’affidamento esclusivo, anzi rivolgendosi al giudice perché imponga al padre di trascorrere più tempo con loro”. “Quale madre manderebbe i figli a casa di un padre che li picchia, li offende, li chiude in bagno, li maltratta? Quale madre non avrebbe chiesto l’affidamento esclusivo se il padre li menava?”, ha detto Dionisi durante la discussione.
Il giudice Jacopo Rocchi ha assolto l’imputato dalle accuse di maltrattamenti nei confronti dei figli maschi, disponendo il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione dello stesso reato ai danni delle figlie femmine e lo stesso per le lesioni. Le conclusioni, per la cronaca, saranno “recapitate”al ministero della difesa che, in caso di condanna, avrebbe potuto prendere provvedimenti nei confronti del militare.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
