Viterbo – Bacino del torrente Arrone, scatta il vincolo paesaggistico. Pubblicato sulla gazzetta ufficiale il decreto di dichiarazione di notevole interesse pubblico da parte della sovrintendenza.
Un percorso iniziato nel 2022 e che comprende aree nei comuni di Arlena di Castro, Canino, Cellere, Montalto di Castro, Piansano, Tarquinia, Tessennano e Tuscania.
La proposta è stata affissa negli albi pretori dei centri interessati, pubblicata anche sul sito web della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, trasmessa anche alla regione Lazio e alla provincia di Viterbo, sempre per la pubblicazione. per la pubblicazione presso i rispettivi siti istituzionali.
Sedici le osservazioni arrivate: “Sono state puntualmente esposte – riporta il decreto – controdedotte e accolte allegate al decreto”. Inoltre: “ Acquisite le otto osservazioni in favore e sostegno della proposta, allegate al decreto”.
Il perché dei vincoli è riportato nel decreto: “La porzione di territorio dei comuni viterbesi di Arlena di Castro, Canino, Cellere, Montalto di Castro, Piansano, Tarquinia, Tessennano e Tuscania, compresa tra il lago di Bolsena e il mar Tirreno presenta, con il suo andamento perpendicolare alla linea di costa, una sequenza orografica che va dalle aree di origine vulcaniche dell’interno alle zone pre-costiere, caratterizzate da lievi ondulazioni collinari, frazionate da una fitta rete idrografica, e dalla compresenza di cospicui caratteri naturali e agrari.
Quest’area conserva tuttora un’alta qualità paesaggistica riconducibile ai tratti tipici della Maremma laziale e della Tuscia viterbese, in cui le componenti naturali e antropiche presenti e la loro interrelazione sono aspetti che per secoli hanno caratterizzato questo territorio e conservano ancora un soddisfacente livello di integrità, tale da determinare un insieme paesaggistico di notevole pregio”.
Inoltre: “L’area rappresenta una testimonianza culturale di valore eccezionale, le cui evidenze archeologiche, monumentali e paesaggistiche sono espressive dei valori del contesto di giacenza e in simbiosi tra loro. La sua consistenza materiale deve essere salvaguardata non già ai fini di un mero mantenimento di valori estetico-percettivi, ma anche perché’ depositaria dei valori identitari”.
La conservazione dell’area sottoposta a vincoli comporterà alcune restrizioni: “Non sono consentiti – riporta il decreto – interventi che alterano la morfologia naturale del territorio e degli elementi storici che lo caratterizzano, ivi compresi gli assetti arborei affermati o di antico impianto e le colture tradizionali; interventi di sostituzione dei terreni boschivi (anche di neoformazione) con colture agricole incompatibili con i caratteri del paesaggio agrario tradizionale per tipicità’ geomorfologica, sesti d’impianto, modalità e tipologia di colture; asportazione e danneggiamento della flora spontanea, ove producano l’alterazione dell’aspetto e delle caratteristiche del paesaggio; introduzione di specie vegetali esogene, che alterino l’aspetto e le caratteristiche del paesaggio; modificazione, rimozione o distruzione dei manufatti rurali tradizionali (fontanili, mole, casaletti, ponti) caratteristici del paesaggio rurale; eliminazione di recinzioni e delimitazioni tradizionali dei fondi, quali muri a secco e siepi, e la realizzazione di nuove recinzioni che pregiudichino la continuità’ visuale del paesaggio”.
Sono una parte delle prescrizioni, che puntano anche alla conservazione dell’agricoltura tradizionale o dei manufatti antecedenti il 1942, che in caso di recupero: “Devono prevedere il ricorso a materiali e tecniche conformi alle tradizioni o alle consuetudini edilizie locali”.
Non sono consentite nuove aperture o la modifica di quelle esistenti: “Che comportino un’alterazione delle facciate prospicienti le vie o gli spazi pubblici ferma restando l’ammissibilità’ di interventi volti al loro ripristino filologicamente documentato”.
